Il direttore della Direzione Investigativa Antimafia Maurizio Vallone chiede prudenza: i soldi del Recovery attirano l’attenzione della criminalità organizzata.

Recovery plan mafia
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Quindici giorni, o giù di lì, per mettere a posto i tasselli e consegnare all’Italia un piano di Recovery ben strutturato ed esaustivo per l’emergenza del Paese. In sostanza, uniformandosi a quello che chiede il Next Generation Eu al nostro come agli altri Paesi. Ma non solo questo. Il governo, infatti, dovrà strutturare il Recovery plan in modo tale da tenerlo al riparo dalle possibili infiltrazioni, chiudendo le porte e combattendo qualsiasi tentativo di mettere illecitamente le mani nelle risorse destinate all’Italia che soffre.

Nelle ultime ore, infatti, il direttore della Direzione Investigativa Antimafia Maurizio Vallone, aveva lanciato un allarme ben preciso parlando a Bloomberg, relativo ad alcuni tentativi che la criminalità organizzata avrebbe compiuto per allungare le mani sui fondi europei. Un discorso che ritorna da fin troppo tempo. Gruppi senza scrupoli intenzionati a cavalcare l’onda dei provvedimenti e infiltrarsi fra le maglie della gestione dei fondi, in una fase di disperazione generale.

Del resto, anche nei periodi peggiori della pandemia, quelli del lockdown e successivi, secondo Vallone i gruppi mafiosi avevano cercato di inserirsi in attività legali attraverso dei finanziamenti che ne avrebbero potuto garantire la sopravvivenza. E questo soprattutto in due settori: quello della green economy e quello del digitale. Praticamente le due macro-aree maggiormente interessate dagli investimenti delle risorse europee.

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Recovery plan, l’allarme dell’Antimafia: “I gruppi criminali pronti a infiltrarsi”

Lo scenario descritto da Vallone è inquietante e richiede la massima attenzione. Per il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, infatti, i gruppi della criminalità organizzata (mafia ma anche ‘ndrangheta) avrebbero assunto questo atteggiamento nei confronti di aziende “nella posizione migliore per partecipare ai bandi del Recovery Fund, in particolare nei settori della sanità e delle infrastrutture, per i quali è prevista la maggior spesa”. Questo scopre il fianco soprattutto laddove gli interventi e gli stanziamenti sono più necessari, creando i presupposti più pericolosi per un’infiltrazione criminale.

Secondo Vallone, il sistema di prestiti troppo complesso avrebbe favorito organizzazioni come Cosa nostra nel tentativo di infiltrarsi in queste aziende. Ponendo grossa liquidità laddove la situazione era meno rosea dal punto di vista dell’accesso alle risorse. Un quadro allarmante considerando che, secondo uno dei vertici dell’Antimafia, l’aumento delle operazioni sospette si è attestato al 7%. Per un volume complessivo di 113 mila attività pe le quali si sospetta il contagio di una matrice mafiosa. In sostanza, non si tratterà solo di destinare i fondi del Recovery ma anche di controllare scrupolosamente che finiscano nelle mani giuste.