Stop al Patto di stabilità, Bruxelles ci pensa: due anni di politica economica flessibile

L’Unione europea pronta a spostare al 2023 il reintegro delle regole del Patto di stabilità. Una mossa a lungo termine per far coincidere ripresa e bilanci a posto.

Europa
Foto di Deniz Anttila da Pixabay

Una pianificazione a lungo termine. Sembra l’unica soluzione davvero sensata, secondo Bruxelles, per riuscire davvero a tracciare un sentiero di uscita dalla pandemia che mantenga effetti per un certo periodo. L’Europa, nell’ultimo anno, ha mosso importanti stanziamenti (di cui il Recovery Fund è solo la fetta più grossa) a sostegno delle economie comunitarie, per cercare non tanto di superare lo scoglio della crisi, quanto di mantenere la linea di galleggiamento ed evitare colate a picco.

Una strategia che, finora, sembra aver sortito l’effetto sperato, perlomeno sui grandi numeri. Il crollo del Pil è stato fisiologico ma forse più contenuto di quanto avrebbe potuto essere (per ora è stato inferiore al 4,5%) e le operazioni di sostegno alla politica monetaria (pensata in modo accomodante proprio per evitare inflazioni a livelli vertiginosi) non sembra aver provocato grossi sconquassi né a Bruxellese né a Francoforte. E questo anche grazie all’operazione di acquisto dei titoli di stato che ha consentito alle economie più in difficoltà di restare aggrappate alla scialuppa.

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Stop al Patto di stabilità, Bruxelles ci pensa:

Ora però, in piena campagna vaccinale, serve una pianificazione di più ampio respiro. Il Patto di stabilità europeo, secondo le ultime indicazioni, sembra a un passo dal rinvio, addirittura la 2023. Questo significa che nell’interregno 2021-2022 le regole verrebbero sospese, mettendo da parte la rigidità delle politiche economiche comunitarie e aprendo qualche presa d’aria per quelle nazionali, specie laddove il debito pubblico (quindi come in Italia) sia più pressante. In sostanza, ragionando in termini di bilanci, le stringenti normative Ue rientrerebbero in vigore solo quando (si spera) la pandemia sarà alle spalle.

E questo per una ragione ben precisa: è vero che la campagna vaccini è in atto ma è anche vero che tra varianti e contagi/ricoveri ancora a livelli elevatissimi, una posticipazione dei ranghi rigidi sembra più che mai necessaria. La flessibilità in questo momento rappresenta la parola d’ordine anche perché, come ricordato più volte da Christine Lagarde, il periodo di ripresa per il settore imprenditoriale sarà lungo oltre che incerto. L’Europa, almeno per un altro anno e mezzo, sembra orientata sulla decisione di andarci piano con la frusta e usare ancora un po’ di carota. Con la speranza che il 2023 sia davvero l’anno della ripresa.