Dal 1° gennaio 2021 è entrato in vigore il Regolamento europeo sui requisiti di capitale delle banche, che all’articolo 178 specifiche disposizione in materia di default del debitore.

conto corrente
Fonte Pixaby

Il cosiddetto Capital Requirements Regulation (CRR), dà inoltre mandato all’Autorità Bancaria Europea di emanare le linee guida che dovranno essere seguite per definire lo stato di default e dà mandato alla Commissione Europea di adottare un Regolamento delegato per stabilire la soglia di rilevanza delle esposizioni in arretrato.

Per molti italiani, alle prese con le difficoltà economiche dettate dalla situazione sanitaria attuale dovuta al Covid-19, queste nuove regole potrebbero creare ulteriori difficoltà. Andiamo quindi ad analizzare cosa si intende per conto corrente in rosso e cosa comporta, alla luce del nuovo Regolamento europeo.

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Quando il conto corrente è in rosso e cosa succede?

Per conto corrente in rosso si intende la situazione in cui il correntista non abbia liquidità. Si badi bene però se la mancanza di liquidità è momentanea (massimo 90 giorni) ovvero riguarda una cifra di poco conto, non ci sono particolari conseguenze: il correntista dovrà solo pagare degli interessi di mora sugli interessi passivi. Il problema reale si ha quando la mancanza di liquidità dura per un periodo medio lungo (superiore ai 90 giorni) ovvero riguarda una cifra elevata, che il correntista non sarà in grado di saldare nel breve periodo.

In questa situazione, la banca sarà costretta ad applicare degli interessi moratori, per ogni giorno in cui il conto è risultato in rosso e segnalare il correntista alla Centrale Rischi, così facendo il soggetto non potrà più effettuare operazioni bancarie sul proprio conto. Questa situazione durerà fino a quando il debitore correntista non abbia saldato il proprio debito.

Nel momento in cui un conto corrente è in rosso, la banca blocca qualsiasi operazione bancaria su quel conto. Di conseguenza non si potranno effettuare pagamenti con le carte di debito e credito, emettere assegni, effettuare bonifici, pagare le bollette, effettuare ricariche.

Conto corrente in rosso: le nuove regole entrate in vigore il 1° gennaio 2021

Dal 1° gennaio 2021 le regole per i conti correnti sono cambiate. Prima di iniziare a spiegare cosa prevedono le nuove regole, è obbligatorio fare una distinzione tra:

  1. Debitore a default, cioè quel debitore che perde liquidità per un lasso di tempo breve (90 giorni): n questo caso non avviene la segnalazione al SIC.
  2. Debitore in sofferenza, cioè quel debitore che non è in grado di saldare il proprio debito nel breve periodo, anzi la difficoltà di reperire liquidità si protrae per un tempo medio lungo (oltre i 90 giorni). In questo caso la banca provvederà a segnalare il correntista al SIC e ad addebitare gli interessi moratori.

Nel caso in cui il correntista riesca a saldare il proprio debito entro massimo 90 giorni sarà classificato come un debitore a default e non ci saranno conseguenze. Se invece il debitore correntista non riesce ad adempiere il proprio debito con la banca entro 90 giorni, per un importo maggiore di 100 euro e che questo rappresenti 1% del debito complessivo, verrà classificato dalla banca come debitore in sofferenza.

Date queste regole stringenti molte banche hanno consentito ai loro clienti di sconfinare oltre la liquidità presente sul conto corrente, tale facoltà concessa dalle banche ai propri clienti non sempre è gratuita. La banca infatti può applicare la CIV, cioè la commissione di istruttoria veloce. Per sapere se la propria banca concede questa possibilità è necessario leggere attentamente la nota informativa.

La stessa Banca d’Italia ha precisato che se in base alle nuove regole un debitore viene classificato a default, ciò non significa che automaticamente sia anche dichiarato in sofferenza alla Centrale dei Rischi. Infatti, per essere dichiarato debitore in sofferenza devono esserci comprovate difficoltà e che esse siano prolungate. È necessaria quindi una attenta indagine, da parte della banca, sulla valutazione finanziaria complessiva del correntista, che si basi su tutte le dinamiche createsi tra banca e correntista dalla sottoscrizione del contratto fino alla dichiarazione di conto in rosso.

Dal 2021 per essere dichiarati debitori in sofferenza con un conto corrente in rosso, saranno necessari la compresenza di tre elementi:

  1. il superamento della soglia di 100 euro per le persone fisiche e di 500 euro per artigiani e PMI
  2. il superamento della soglia dell’1% del totale del proprio debito complessivo.
  3. non essere in grado di saldare il proprio debito entro 30 giorni dalla dichiarazione di conto in rosso.

Con l’aggiunta che il conto corrente in rosso si potrà chiudere, bloccando così ulteriori spese aggiuntive addebitate dalla banca, senza però estinguere il debito che dovrà in ogni caso essere saldato dal correntista debitore.

conto in rosso

Come chiudere un conto corrente in rosso

Mantenere un conto corrente in rosso è costoso, in quanto la banca addebita diverse spese che aggirano attorno ai 250/300 euro. Per evitare che il debito diventi difficile da saldare, il correntista può decidere di chiudere senza costi aggiuntivi il conto corrente in rosso. Ciò è possibile anche prima di aver liquidato il debito alla banca.

Secondo quanto stabilito dal Decreto Bersani, il correntista può chiudere il proprio conto corrente senza sostenere spese, alla condizione che il saldo sul conto corrente sia attivo. Ciò vuol dire che il correntista è obbligato a saldare il proprio debito con la banca prima di estinguere il conto corrente.

A favore però dei correntisti in rosso è intervenuta una sentenza del Giudice di Pace che ha condannato una banca per il rifiuto di concedere l’estinzione di un conto corrente (la sentenza si riferisce al contenzioso tra una cooperativa di Roccadaspide e la banca chea veva rifiutato la chiusura del conto). Il Giudice di Pace, in ottemperanza dell’articolo 1855 cc, ha affermato che la banca doveva procedere a estinzione del conto corrente con un preavviso di 15 giorni anche se questo è in rosso.

La chiusura del conto non comporta l’estinzione del debito o il blocco degli interessi. Infatti il correntista è comunque obbligato a saldare il proprio debito aumentato degli interessi moratori e di eventuali interessi speciali, attribuiti dalla banca per il ritardo nell’adempimento.