Tasso quasi invariato a causa dell’inflazione. La crisi economica causata dal Covid pesa anche sulle pensioni.

Pensioni
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Nessuna riforma per il 2021. In Manovra finisce sì il tema pensioni ma, nell’anno che verrà, gli assegni resteranno gli stessi dell’anno che finisce. Anzi, se si considera qualche somma non erogata durante il 2020, l’aumento di circa 15 euro qualcuno potrà trovarselo ma sarà pochissima roba. L’inflazione generata dalla pandemia non si è lasciata sfuggire nemmeno gli assegni pensionistici. Ed ecco che, nell’anno in entrata, si profila uno scenario se non peggiore quantomeno parallelo a quello di questo che sta finendo.

Il tasso previsto per il 2021, infatti, è dello 0%. Un dato che fa riflettere considerando che il tasso del 2020 era stato registrato allo 0,5%. Praticamente nessuna variazione quindi. Da ricordare, però, che proprio a causa dell’inflazione che ha colpito negativamente il Pil, subentreranno varianti al montante contributivo.

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Le variazioni riguarderanno in particolare chi è andato in pensione l’1 gennaio 2020. In questo caso, il montante contributivo accreditato al 31 dicembre 2018 verrà rivalutato dell’1,9945%. Come spiegato sulla Verità dal presidente del Centro studi Itinerari previdenziali, la riduzione del montante contributivo viene scongiurata dall’articolo 5 del decreto 65 del 2015. Ad esempio (sempre in riferimento ai pensionati a inizio 2020), non ci sarà nessuna rivalutazione dei contributi versati nel 2019, ovvero l’anno precedente alla pensione.

Per quanto riguarda i nuovi pensionati, qualche variazione c’è. Non sugli assegni ma sui requisiti per l’accesso alle pensioni. L’età minima per la richiesta di accedere al pensionamento è di 67 anni, con più di 20 anni di contributi minimi. Così anche nei prossimi due anni (2021 e 2022). Anche per le lavoratrici resta l’età minima di 67 anni.

Per quanto riguarda le cosiddette pensioni d’oro, restano i tagli anche per il 2021. Previste sforbiciate per quelle che vanno oltre i 100 mila euro di imponibile: si va da un minimo del 15% a un massimo di un 35% per gli importi fra i 350 mila e i 500 mila euro. Per quelli superiori, il taglio sarà del 40%. Sul tema, interviene ancora il presidente di Itinerari previdenziali: “Mi sarei aspettato tuttavia un esito diverso della vicenda. In pratica, è dalle norme Prodi che si interviene sulle pensioni più corpose con azioni di congelamento o di prelievo. La Carta però lo dice chiaro: le penalizzazioni non dovrebbero superare un periodo limitato. Invece succede dal 1996“.