Il comitato Noi Denunceremo, che raduna i familiari di 500 vittime, si schiera per un’assunzione di responsabilità per presunte negligenze: “Serviva un piano adeguato”.

Causa governo
Foto di Daniel Bone da Pixabay

Cinquecento famiglie, riunite in un comitato dal nome eloquente: Noi Denunceremo. A comporlo, altrettante famiglie di vittime del Covid-19, una accanto all’altra, pronte a intentare una causa civile contro il governo e altre istituzioni italiane. Nel mirino, in particolare, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il governatore della Lombardia, Attilio Fontana. Ma anche il ministro della Salute, Roberto Speranza.

E’ addirittura il Guardian a riportare la notizia dell’azione legale che il gruppo avrebbe intenzione di presentare alla Procura di Bergamo. L’accusa sarebbe pesantissima: omissioni istituzionali nella gestione della pandemia, ad esempio nella riapertura, ritenuta troppo affrettata, dell’ospedale di Alzano Lombardo. In sostanza, aver contribuito ai quasi 70 mila morti dovuti alla pandemia, attraverso una serie di presunte negligenze nella gestione dell’emergenza.

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Covid, le famiglie delle vittime contro il governo: pronte a chiedere 100 milioni

Evento chiave, secondo il provvedimento, proprio l’immediata riapertura del nosocomio di Alzano, avvenuto il 23 febbraio, oltre la chiusura dei comuni di Alzano e Nembro, avvenuta secondo chi contesta troppo in ritardo. Più in generale, secondo il comitato sarebbe mancata una pianificazione strategica, un’organizzazione complessiva per far fronte alla pandemia.

Il presidente del comitato, Luca Fusco, è stato interpellato da Il Giornale, al quale spiega che Noi Denunceremo “non si costituirà parte civile. Il nostro obiettivo è la verità“. Al governo viene richiesto un indennizzo medio di 259 mila euro a persona. Il che, in tutto, porta a oltre 100 milioni la richiesta. Anche il legale del comitato, Consuelo Locati, in un’intervista al Guardian ha tracciato la linea d’azione e le ragioni delle famiglie. L’avvocato, infatti, spiega che l’indagine svolta prima del provvedimento “ha permesso di individuare chiare responsabilità”, senza quindi individuare colpevoli o reati.

Il punto non è tanto ottenere un risarcimento, quanto arrivare a determinare delle responsabilità. E questo perché, a essere contestato, è anche l’adozione di un piano pandemico relativo a un’epidemia (quella della Sars, quasi vent’anni fa). “La legge obbliga l’Italia ad adottare un piano nazionale adeguato e l’autorità regionale ad attuare un piano regionale adeguato”.