Privacy, stangata per Twitter: la violazione costa una maxi-multa

Il Garante per la privacy d’Irlanda decreta una sanzione di quasi 600 mila dollari a Twitter. Ma per la Commissione il processo è troppo lungo.

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Prima stangata per Twitter, a poco più di due anni dall’entrata in vigore della nuova legge sulla privacy dell’Unione europea. Una batosta da 564 mila dollari, decisa dal Garante irlandese per la protezione dei dati e scattata per non aver documentato la violazione dei dati subita nel gennaio 2019, costata la resa pubblica di alcuni tweet privati. A riferirlo è il Wall Street Journal, che parla di una sanzione che, nel caso dell’Irlanda, potrebbe significare ulteriori brutte sorprese per il colosso dei social network. Anche se non solo per lui.

Il punto è che proprio il Garante irlandese è il principale supervisore del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (Rgpd). Il che, considerando che in Irlanda si trovano dislocamenti di aziende leader del settore come Facebook e Alphabet, potrebbe costare caro in caso di ulteriori passi falsi. Ma è anche vero che il caso di violazione risale a due anni fa e le tempistiche per arrivare a comminare la multa sono state altrettanto lunghe. Così come la discussione si è prolungata per determinare sia la giurisdizione del caso che la sanzione.

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Privacy, stangata per Twitter: “Ci assumiamo la responsabilità dell’errore”

Twitter, a ogni modo, non fa drammi: “Ci assumiamo la responsabilità di questo errore – ha detto il chief privacy officer Damien Kieran – e restiamo pienamente impegnati a proteggere la privacy e i dati dei nostri clienti”. Per quanto riguarda l’errore, il dirigente ha spiegato che il ritardo è stato “una conseguenza imprevista del personale tra il giorno di Natale 2018 e quello di Capodanno”.

Posta l’andata in porto della procedura, a ogni modo, i vertici del Gdp irlandese evidenziano un sistema ancora farraginoso. In particolare, nell’ambito di una conferenza a tema, è il capo della Commissione Helen Dixon a suonare l’allarme. Che poi, in realtà, allarme non è: “Il processo non ha funzionato particolarmente bene. Penso che sia troppo lungo. D’altra parte, è la prima volta che le autorità per la protezione dei dati dell’UE hanno eseguito il processo, quindi forse può solo migliorare da qui“. Per i più, in ballo c’è la credibilità del sistema tutto.

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