La Commissione Bilancio della Camera ha bocciato la proposta di imposta patrimoniale progressiva presentata da alcuni deputati di Pd e LeU.

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Inammissibile per mancanza di coperture finanziarie. Sembra fermarsi qui la vicenda della proposta di patrimoniale presentata come emendamento alla Legge di Bilancio alla Camera da parte di alcuni deputati Pd e LeU.

Un emendamento che ha innescato molte polemiche nei giorni scorsi sia nella maggioranza che tra maggioranza e opposizione circa l’opportunità o meno dell’introduzione di questo tipo di imposta in periodo Covid.

Perplessità tecniche circa questa nuova proposta erano state avanzate anche dall’Istituto Bruno Leoni che ha fatto “i conti in tasca” all’emendamento proposto. L’Istituto Bruno Leoni ha spiegato ciò:”data una ricchezza netta di circa 10 mila miliardi di euro, la base imponibile si aggirerebbe intorno ai 4,5 mila miliardi di euro. Una patrimoniale come quella ipotizzata nell’ormai famoso emendamento Fratoianni – con aliquote crescenti dallo 0,2% al 2% al crescere della ricchezza netta – porterebbe ad un gettito non lontano da quello dell’IMU che, se abbiamo ben capito, verrebbe abolita. Quindi i numeri tornano. Quel che non torna è tutto il resto”, si legge nell’analisi.

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Proposta patrimoniale, Istituto Leoni:”Redditi sarebbero tassati due volte”

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L’Istituto Bruno Leoni aveva evidenziato che nella proposta non si prevedeva l’abolizione delle imposte sostitutive sui redditi delle attività immobiliari e mobiliari perciò “quei redditi sarebbero tassati due volte. Una prima volta attraverso le tante sostitutive di cui è disseminato il nostro sistema fiscale ed una seconda per via dell’imposta Fratoianni. Ma quanto sarebbero tassati? -si legge nell’analisi- Beh, anche in questo caso il calcolo è semplice. Una aliquota che va dallo 0,2% al 2% sulla ricchezza netta delle famiglie (non crediamo si parli di imprese) corrisponde – a spanne – ad una aliquota che passa dal 5%-10% al 50% e più (anche al 100%!) sul rendimento di quella ricchezza. Per intendersi potrebbe trattarsi di un aliquota al 100% per una ricchezza netta detenuta in titoli di Stato (o questi sarebbero esenti? potrebbe il Tesoro permettersi una tassazione dei rendimenti dei titoli di Stato con queste caratteristiche?) e di una aliquota del 30%-40% se si tratta di immobili ad uso abitazione. Come giustificare aliquote prossime ad essere espropriative? “, si chiede l‘Istituto Bruno Leoni.

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