Continua il periodo buio del commercio: con le nuove chiusure di negozi nelle zone a più restrizioni gli introiti delle vendite in occasione del Black Friday passeranno dai negozi reali a quelli sulla rete.

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L’altra faccia del “black”, nel senso che il ‘nero’ è quello del buio che stanno vedendo i commercianti nel mese di novembre. Infatti, secondo un’analisi della Confesercenti, con la nuove restrizioni regionali hanno chiuso oltre 190mila negozi nelle regioni rosse, a cui si aggiungono altre 68 mila attività in Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna cui è stato imposto lo stop di domenica e almeno altri 50mila negozi nelle gallerie commerciali per cui il divieto di apertura, invece, si estende a tutto il weekend.

Tutto ciò, spiega la Confesercenti, non permette a questi negozi fisici di partecipare al Black Friday e ad altre giornate promozionali a tutto vantaggio delle strutture online: “a causa delle restrizioni nei canali di vendita fisici, in occasione della promozione circa 700 milioni di euro passeranno dai negozi reali a quelli sul web. Inoltre, se le restrizioni dovessero continuare fino alla fine dell’anno, il web potrebbe strappare ai negozi reali fino ad ulteriori 3,5 miliardi di euro di spesa dei consumatori per i regali e per l’acquisto di beni per la casa e la famiglia”, spiega Confesercenti.

Black Friday e non solo, Confesercenti:”Si rischia di condannare a morte il commercio”

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Confesercenti sottolinea la disparità di possibilità di operatività tra negozi fisici e quelli online. Pur prendendo atto che “l’ecommerce è un canale di vendita importante anche per le imprese di ‘vicinato’  aggiunge però che :”gli ultimi DPCM hanno portato restrizioni per centinaia di migliaia di negozi, e anche chi può rimanere aperto soffre il crollo dei consumi innescato dalla seconda ondata. Una situazione di difficoltà ulteriormente aggravata dalla sperequazione di condizioni tra negozi reali e online: mentre i primi sono chiusi d’ufficio da governo e regioni, il canale delle vendite web di fatto agisce ed opera in condizioni di monopolio, trasferendo inoltre all’estero una parte importante della ricchezza generata dagli acquisti online”.

Il rischio è che il commercio, un settore già in crisi da circa un decennio, sarà condannato a morte, portando al collasso le attività che hanno reso famose e invidiate le vie dello shopping delle città italiane. Il problema non è impedire le vendite online, ma la necessità non più differibile di garantire un mercato realmente concorrenziale, nel rispetto del pluralismo distributivo. A maggior ragione nella situazione attuale, che vede le imprese di vicinato chiuse per scelta amministrativa, con un’ulteriore alterazione delle condizioni a danno delle attività più deboli ed in difficoltà. Governo e Garante della Concorrenza devono intervenire: siamo di fronte ad una distorsione gravissima della concorrenza, che dobbiamo correggere al più presto”, conclude Confesercenti.

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