Nuove zone arancioni? Oggi si dovrebbero conoscere i nomi delle nuove regioni che passeranno dallo scenario giallo a quello arancione. I medici si appellano al Governo per un lockdown nazionale.

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Cinque regioni in procinto di slittare dalla zona gialla a quella arancione ed un sesto territorio che ha preso atto della situazione negativa in corso e ha deciso di passare autonomamente in zona rossa.

La donna dei consulti, delle riunioni e delle decisioni mancate si conclude così trascinando con sé dubbi che, forse, saranno sciolti nella giornata di oggi. Ieri girandola di vertici telefonici, incontri in videoconferenza degli esperti del Comitato tecnico scientifico e della cabina di regia allargata a Ministero della Salute e Governo. Nulla di fatto e tutto rinviato ad oggi.

I dati di ieri non sono confortanti e hanno fatto registrare una impennata delle terapie intensive di oltre 110 unità e molti decessi. In riduzione il numero dei contagiati ma in virtù della riduzione del numero dei campo effettuati.

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Nuove zone arancioni, oggi la decisione finale. Le cinque Regioni in bilico

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Le cinque Regioni che i retroscena, ed anche i numeri del monitoraggio settimanale, danno in procinto di slittare dalla zona gialla a quella arancione sono Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Campania. A questa lista si sarebbe dovuta aggiungere anche l’Alto Adige ma ieri in serata è giunta la decisione del presidente della Provincia Autonoma, Arno Kompatscher che ha deciso di passare in un regime di auto lockdwon.

La domenica al tempo del Covid è stata scandita anche dal nuovo ed ennesimo allarme dell’Ordine dei medici che ha chiesto un lockdown totale in tutto il paese. Dai microfoni del Gr2 Rai, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini, la Fnomceo, Filippo Anelli ha evidenziato anche la carenza di medici specialisti, con il paradosso che 23000 medici neo laureati sono ancora in attesa di potersi specializzare.

“Sarebbe una boccata d’ossigeno per il sistemaa- si leghe sulla pagina Facebook della Fnomceo-Scettico, invece, sullo switch di medici specializzati in altre branche verso la cura del COVID. ‘Se un oculista deve diventare un internista qualcosa non funziona. La formazione non è un optional’ ha concluso.

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