I centri estetici chiedono al Governo la riapertura degli esercizi dell’estetica professionale chiusi nelle zone rosse regionali.

centri estetici
Image by agustino from Pixabay

Centri estetici contro il secondo lockdown che li vede esclusi dai servizi di cura della persona consentiti nelle zone rosse regionali. La decisione, è il ragionamento, sembra di fatto non riconoscere gli sforzi dei professionisti del settore per rafforzare le giа rigide norme-igienico sanitarie solitamente osservate in ottica anti-contagio.

Da marzo in avanti l’estetica professionale, al pari dell’acconciatura, ha investito nell’adeguamento delle proprie strutture (dall’acquisto di dispositivi di protezione alla riorganizzazione degli spazi) e nell’implementazione di protocolli volti a garantire la massima sicurezza, coniugando cosм la tutela della salute di operatori e di clienti con la richiesta di benessere dei cittadini.

LEGGI ANCHE >>> Covid, i tassisti gridano la loro rabbia “Non abbiamo soldi per fare benzina”

Centri estetici, no alla chiusura nelle zone rosse. Le ragioni della protesta

centri estetici
Image by LEEROY Agency from Pixabay

Cosmetica Italia evidenzia come giа dalla riapertura del 18 maggio, in seguito all’interruzione legata al lockdown, queste attivitа non presentano rischi di assembramento, grazie al contingentamento degli ingressi, fissati su appuntamento.

«Se da un lato – commenta il presidente di Cosmetica Italia, Renato Ancorotti – siamo fieri di aver contribuito, grazie ad un incessante dialogo con il governo, al risultato che i parrucchieri rimangano aperti nelle zone rosse a partire dal 6 novembre”.

“Dall’altro-argomenta- ci rammarichiamo del fatto che lo stesso trattamento non sia stato riservato agli estetisti. Come i saloni di acconciatura, i centri estetici sono luoghi sicuri e l’ulteriore stop avrа su di loro e sulle imprese cosmetiche di questo canale gravi impatti economici e occupazionali».

Esiste poi una diretta ricaduta sulla filiera industriale: in Italia le aziende che operano nel ramo dell’estetica professionale sono per il 97% PMI; la metà di queste è addirittura rappresentata da microimprese con fatturati inferiori ai 2 milioni di euro, che difficilmente reggeranno in quanto stanno ancora recuperando i danni derivanti dal primo lockdown.

Resta coinvolta in questa chiusura anche la filiera della distribuzione dei prodotti cosmetici, con un impatto su almeno 500 aziende distributrici e 2.000 agenti, ma anche quella della fornitura di beni e servizi quali macchinari, strumentazioni e articoli monouso.

I dati riferiti alle vendite nel canale dell’estetica (fonte Indagine congiunturale di Cosmetica Italia – settembre 2020) restituiscono le ripercussioni di circa tre mesi di chiusura della scorsa primavera, che hanno inciso sul calo del 47% nel primo semestre 2020.

LEGGI ANCHE >>> Agenti di commercio e consulenti finanziari ”Non siamo lavoratori di serie B!”