Salari, gap in aumento. Lavoratori italiani ultimi in classifica in Europa. Il divario tra noi e il resto dei Paesi si è allargato costantemente tra il 2007 ed il 2019.

salari medi
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Allarme salari medi per i lavoratori italiani. L’alert è stato lanciato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil. La Fondazione ha messo a confronto i salari del lavoro dipendente in Italia con quelli di cinque delle maggiori economie dell’eurozona.

Insomma, il gap tra l’Italia e gli altri Paesi europei non si riflette solo in ambito di debito pubblico nazionale e di coefficienti di produttività ma sulle buste paga.

Il divario rispetto agli altri Paesi europei non solo è molto ampio, ma si è andato ancora allargando tra il 2007 e il 2019, sia in cifra totale che come dinamica. I salari annui tedeschi sono infatti cresciuti in modo consistente negli anni più recenti (42.421 euro nel 2019), così come in Francia (39.099 euro) e nelle altre realtà prese in esame. Simile a quello italiano si presenta invece il caso della Spagna.

Cuneo fiscale e tasse i nemici dei salari italiani

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La pressione fiscale sui salari e il cuneo fiscale sul costo del lavoro non producono alcun riequilibrio per l’Italia in relazione ai Paesi dell’eurozona. Questa diversità negativa per i salari dei lavoratori del nostro paese non è attribuibile all’orario di lavoro che risulta fra i più alti di quelli presi in esame. E’ invece identificabile in altri fattori della ricerca: nella composizione del nostro mercato del lavoro, con un addensamento dell’occupazione nelle qualifiche medio-basse più elevato rispetto alla media dell’eurozona, in progressivo peggioramento negli ultimi anni.

Nei casi di precarietà e di utilizzo di un part time involontario in Italia si risente di una penalizzazione salariale rispetto all’eurozona (70,1% Italia/83,6% eurozona).

Nel 2018, nel caso più svantaggiato che riguarda circa 1 milione e 700mila lavoratori, il salario effettivo è più basso dei 6mila euro annui.

Complessivamente, oltre 5 milioni di lavoratori arrivano solo a 10mila euro annui. Anche i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze confermano questa tendenza. Per l’anno di imposta 2018, 15,6 milioni di persone hanno dichiarato solo fino a 29mila euro di reddito da lavoro dipendente e da fabbricato.