Stop alla movida: molti giovani lavoratori precari e a basso reddito risultano tra i più colpiti dalle restrizioni su ristoranti, bar e palestre previste dall’ultimo DPCM.

Stop movida giovani e precari
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Lo stop alla movida previsto con le nuove restrizioni anti-Covid su ristoranti, bar e palestre mettono in “stand by” l’attività di molti giovani precari. Un segmento, quello dell’industria della ristorazione e dell’intrattenimento, già pesantemente colpito nell’ultimo anno.

Emerge dal focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Le nuove restrizioni: chi rischia il lavoro”, che analizza profilo e unità di lavoratori “persi” nei suddetti settori.

Tra il 2° trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, infatti, il numero degli occupati nel settore della ristorazione ha subito una contrazione del 13%. Perdite importanti si registrano anche per le attività creative, artistiche e di intrattenimento con alto tasso di precarietà.

Ma anche tra gli occupati nel settore dello sport il saldo di metà anno è di 7,4% lavoratori in meno. Saldi che entro fino anno, potrebbero, sensibilmente peggiorare. Il totale dei lavoratori della ristorazione , della cultura e dello sport nel 2019 era a circa 1 mln 430 mila occupati, cioè il 6,1% dell’occupazione.
Se si guarda all’età degli impiegati in questi settori, il 41,3% ha meno di 35 anni. Un valore particolarmente alto nell’ambito delle attività ristorative (42,2%) e di quelle artistiche e di intrattenimento (41,9%).

Inoltre, “solo” il 42,7% degli occupati ha un contratto a tempo indeterminato, contro una media nazionale del 64,1%. Il 25% ha un’occupazione a termine (contro l’11,7% della media degli occupati in Italia) e il 32,3% è un lavoratore autonomo (contro il 22,7% nazionale).

Stop movida: metà giovani con meno di 1000 euro

Stop movida giovani precari colpiti
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Guardando alla situazione reddituale degli interessati, più della metà (il 57,9%) percepisce un reddito netto mensile inferiore ai mille euro. Fa eccezione il settore dello sport che si allinea alla media nazionale.

Nella ristorazione il valore arriva quasi al 60% mentre nel settore dello spettacolo al 53,1%; più nel dettaglio, il 16,3% ha una retribuzione netta mensile inferiore ai 500 euro, il 16,5% tra i 500 e 750 euro, e il 25,1% tra i 750 e 1000 euro.

“Ancora una volta – ha dichiarato Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – la mannaia è caduta su una popolazione già di per sé a rischio, come i giovani, che soprattutto se autonomi sono in quella fase della vita in cui stanno ‘costruendo’ il proprio futuro professionale”.