La battaglia contro l’evasione è iniziata. Il governo giallo-rosso ha consegnato nuovi strumenti all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza per scovare gli evasori. Sarà sufficiente?

I numeri parlano chiaro: ogni anno l’evasione fiscale priva dalle casse dell’erario circa 100 miliardi di euro, recuperati soltanto in minima parte e non sufficienti a coprire i costi sostenuti per combattere la stessa evasione.

La Corte dei Conti ha recentemente pubblicato dati inequivocabili: nel 2019, la cifra recuperata ammonta a circa 300 milioni di euro, la maggior parte provenienti da sentenze che riguardano gli anni passati. Entrando nei dettagli, le istruttorie aperte sono state 28.722, mentre gli atti di citazione 1.162. L’importo complessivo richiesto ammonta a 515.409.803 euro, 100.566.326 euro per le somme garantite, 95.958.889 euro per le sentenze di condanna di primo grado passate in giudicato e 24.216.989 per le sentenze di secondo grado.

Secondo gli esperti, la lotta all’evasione fiscale diventa complicata non per la somma complessiva sottratta al Fisco, ma per il recupero della stessa, veramente irrisorio. Gli strumenti a disposizione, pur efficaci, garantiscono poco o nulla. L’evasione fiscale di una certa consistenza proviene dalle grandi multinazionali e dalle società straniere, con lo Stato costretto a far fronte ad esorbitanti costi e limitato da procedimenti amministrativi e giudiziari che definire tortuosi è un eufemismo.

Quello che veramente servirebbe come il pane è una radicale riforma delle Agenzie Fiscali, attualmente martoriate da conflitti interni e polemiche di carattere politico. Manca efficacia e credibilità e, soprattutto, un vero appoggio da parte del governo, che pretende ma che si limita soltanto a fare proclami. Col perdurare di questo contesto, le cifre dell’evasione resteranno esorbitanti per lungo tempo.