Che il Fisco non vuole fermarsi nella sua battaglia contro l’evasione fiscale è evidente, ma basterà considerando la carenza di personale all’interno delle Agenzie delle Entrate sparse sul territorio nazionale? Il recente blocco delle attività per due ore e la manifestazione prevista a Roma il 6 febbraio raccontano una storia diversa.

Intanto, al netto delle “intemperanze” interne, il lavoro di controllo a tappeto continua. Questa volta, nel mirino del Fisco ci sono le note spese gonfiate. In base quanto viene affermato nel numero 124/2019 del Decreto Fiscale, le sanzioni penali saranno più pesanti per chi dichiara, in modo fraudolento, spese in fattura o alti documenti che di fatto non sono mai state sostenute.

Quindi, fatture e documenti emessi verranno controllati per scoprire effettivamente se dietro ci siano operazioni inesistenti oppure con importi maggiorati o IVA superiore a quella effettivamente dovuta. Inoltre, verrà anche controllato se il documento fa riferimento a soggetti diversi da quelli effettivi. Ecco allora entrare in gioco le note spese, che amministratori o dipendenti producono quando vengono mandati in trasferta e che, successivamente, vengono detratte dalla società.

Se il Fisco interviene, tali noti spese devono essere pienamente documentate. Nel caso in cui nella nota spesa vengono riportati importi superiori a quelli reali oppure le operazioni descritte non sono mai avvenute, il documento in questione viene considerato falso e, di conseguenza, la società coinvolta si sta macchiando di condotta fraudolenta ai danni dell’erario nel momento in cui inserisce questi documenti tra i costi nella dichiarazione dei redditi.

Ma cosa dice il Decreto Fiscale in merito alle sanzioni? Se l’imponibile dedotto durante il periodo d’imposta è superiore ai 100.000 euro, la sanzione penale andrà dai quattro agli otto anni; invece, per importi inferiori la stessa va dai diciotto ai sei anni.