Il chiarimento è diventato d’obbligo in merito alle fusione tra banche europee. Per questo motivo, l’autorità di regolamentazione bancaria europea vuole fare chiarezza sulle modalità con cui tali fusioni devono avvenire, le quali potrebbero diventare fondamentali per rilanciare un settore in grande difficoltà.

L’autorità di regolamentazione, che fa parte della BCE, sta informando privatamente i vari istituti bancari sparsi per il continente, smentendo le voci che parlano di condizione proibitive imposte sulle fusioni. Recentemente, ha in effetti mostrato più disponibilità nel concedere più tempo per avviare i primi meccanismi di fusione, accettando ad esempio un buffer di capitale più piccolo.

Il quantitative easing serve all’attuale settore bancario frammentato dell’Eurozona per fare più soldi. Però, i tassi d’interesse bassi non stanno causando altro che minori margini sui prestiti, cosa che danneggia la redditività delle banche e le rende poco appetibili agli occhi degli investitori.

Per svariato tempo, le fusioni sono diventate materia di propaganda in quanto viste come ancora di salvezza per sfuggire alle difficoltà che stanno investendo il settore bancario. Per concorrere a pieno regime con le “rivali” statunitensi, le banche europee hanno bisogno di rivedere le modalità con cui “fare soldi”. Dopo la crisi finanziaria globale, gli istituti finanziari “made in USA” hanno viaggiato più velocemente, sovraperformando quelli europei sulla propria patch. Allo stato attuale, i numeri dicono che il sistema bancario statunitense viaggia il doppio di quello europeo, con un capitale azionario al 12%.

Se, da un lato, la BCE sta seriamente ripensando alla politica dei tassi negativi, dall’altro sta anche cercando di creare un ambiente favorevole alle fusioni. Certo, alla fine tutto dipenderà dalla volontà delle banche a dare vita al processo, ma la storia recente e passata ha messo in evidenza degli aspetti negativi importanti: disaccordi sulle modalità di fusione, sulla scelta della leadership esecutiva e sul ruolo degli azionisti all’interno della nuova banca nata dalla fusione.