Elasticità dei costi, calo delle entrate e fuga di cervelli: è ciò che sta attualmente affrontando il settore finanziario in Europa. Ma altre minacce incombono e arrivano dal contesto economico e normativo, ormai in costante deterioramento: tassi di interesse al minimo storico, nuove norme rigide che richiedono conformità e una maggiore volatilità del mercato. Le banche europee, per affrontare tali problematiche, sono costrette a ridurre le spese.

Durante l’esercizio 2018, i ricavi complessivi sono cresciuti del 3,5%, catalizzati principalmente dall’equity e dai servizi primari, nonché da un tasso di cambio favorevole. Tuttavia, a fine primo trimestre del 2019, le azioni e le attività prime erano diminuite del 21,6%. Ciò ha causato un calo del 10% su base annua dei ricavi operativi.

Uno studio ha sottolineato come le Corporate & Investment Banking (CIB) europee possano colmare il divario di performance con le banche statunitensi con due fattori principali: un mercato interno più forte e un panorama normativo più favorevole. Le CIB del Vecchio Continente dovrebbero considerare i cambiamenti strutturali, al fine di affrontare al meglio i vari vincoli fondamentali.

Le banche europee devono concentrarsi sull’industrializzazione delle attività, con l’obiettivo di ottenere un aumento del rendimento del proprio capitale proprio compreso (RoE) tra il 2 e il 4%. Possono inoltre trarre vantaggio da opportunità finanziarie strutturate, con una crescita dei ricavi che porta ad un miglioramento del RoE dal 2 al 3% circa. Ultimo, ma non meno importante, l’utilizzo dei talenti può portare ad un’espansione del RoE fino al 2%.

Le CIB europee devono anche cercare modi di ottimizzare i loro costi e ri-energizzare il loro talento. Naturalmente, in un momento di rapida trasformazione digitale, uno dei percorsi per raggiungere ciò è attraverso la digitalizzazione, per cui le iniziative digitali avranno successo solo allineando la loro strategia alla scala di interruzione e maturità.