Non sono solo i rendimenti e gli oneri ad influenzare un conto corrente, ma anche la tassazione che grava su di esso. Nell’ultimo decennio, tra aumenti di aliquote e dell’imposta di bollo, il patrimonio dei contribuenti italiani è stato pesantemente colpito. Basti pensare all’aliquota del 26% sugli interessi attivi maturati e sui guadagni garantiti da vari prodotti finanziari, mentre quella su titoli di Stato buoni fruttiferi postali è al 12,5%.

In Italia, le banche non hanno ancora applicato i tassi negativi sulla liquidità dei conti correnti. Invece, in altri Paesi come Svizzera e Germania ciò sta accadendo, limitatamente però ai conti correnti con un saldo superiore ai 100.000 euro. Sempre in Germania divampa la polemica poiché le banche intendono far pagare interessi passivi ai propri correntisti. L’unica banca italiana che ha annunciato tale mossa per il 2020 è UniCredit, soltanto però per i correntisti più ricchi. Presto o tardi, anche le altre banche si accoderanno.

I conti correnti degli italiani sono sottoposti dal prelievo fisso da parte del Fisco, chiamato “Imposta di bollo”. Questa tassazione viene applicata anche nel caso in cui il correntista non matura interessi. Insomma, colpisce direttamente il patrimonio presente. Attualmente, ogni anno vengono prelevati dai conti correnti delle persone fisiche 34,20 euro, mentre per tutti gli altri soggetti il prelievo è di 100 euro.

La giacenza media in un conto corrente viene utilizzata dal Fisco per controllare il reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). Ciò per individuare coloro che dichiarano una ricchezza familiare inferiore a quelle effettiva, in modo tale da avere la possibilità ad accedere alla prestazioni sociali agevolate.

L’unico modo per non pagare i 34,2 euro all’anno è quello di aprire più conti correnti presso banche diverse, mantenendo il saldo inferiore ai 5.000 euro.