Nel suo discorso di ieri Mario Draghi, presidente uscente della BCE, ha rivolto un appello a Christine Lagarde, che prenderà il suo posto, a “non arrendersi mai” nel sostenere l’economia dell’Eurozona di fronte a prospettive negative e poca collaborazione da parte dei governi.

Anche se l’inflazione è in aumento e le banche centrali dei Paesi stanno aspramente criticando la continuazione del quantitative easing, nell’ultima conferenza stampa prima di lasciare l’incarico Draghi ha chiesto di continuare su questa strada.

Sotto la sua guida, la BCE ha abbandonato la sua ortodossia per spingere gli interessi sui depositi ben al di sotto dello zero, acquistando beni per un valore di 2,6 trilioni di euro, principalmente in titoli di Stato. Grazie a questa mossa, Draghi è riuscito ad evitare la deflazione nell’Eurozona ed ha contribuito alla creazione di 11 milioni di posti di lavoro. Ma, durante la riunione di settembre, più di un terzo dei membri del Consiglio direttivo della BCE ha manifestato la propria opposizione verso la ripresa degli acquisti di obbligazioni.

Durante la riunione di giovedì, la BCE non ha preso nessuna decisione; quindi, l’acquisto di obbligazioni rimarrà al ritmo di 20 miliardi di euro al mese e la riduzione del tasso di deposito rimarrà al -0,50%.

La crescita nella zona euro resta debole, ma Draghi ha affermato che i benefici del quantitative easing sono maggiore dei rischi. Inoltre, i dissidenti hanno mostrato meno ostracismo e più collaborazione.

Tuttavia, potrebbe essere solo una tregua momentanea. Christine Lagarde è chiamata ad un compito arduo: affrontare le probabile obiezione sulla politica monetaria, che crea problemi ai risparmiatori, stringe le banche ed i fondi pensione in una morsa e gonfia le bolle finanziarie.