Un decennio disastroso per il sistema bancario, dove l’utile per singolo cliente è sceso oltre il 50% e i ricavi per singolo utente andati in fumo di un terzo. Le cause? Crack finanziario post Lehman e crisi economiche. Le principali voci di ricavo degli istituti di credito italiani si sono contratte enormemente. Anche se il trend negativo sembra un lontano ricordo, mancano ancora segnali positivi netti sulla strada che conduce all’allineamento con la media europea.

L’analisi è arrivata dalla società di consulenza A.T. Kearney, la quale ha messo sotto la lente 92 banche retail del nostro paese e il loro comportamento in 22 mercati europei. Fino ad un decennio fa, i ricavi su ogni cliente erano di 1.141 euro all’anno, adesso invece sono pari a 817 euro (-28%). Un calo notevole, determinato dai tassi d’interesse prossimi allo zero e dalla contrazione delle commissioni sui prodotti transazionali.

Anche se i ricavi restano superiori alla media europea (620 euro), non bisogna però stare troppo allegri. I volumi retail italiani hanno una media ricavi elevata grazie alla notevole gamma dei prodotti offerti (gestione del risparmio, prodotti assicurativi). Però, la concorrenza diventa sempre più incalzante e rappresenta una seria minaccia per i ricavi delle banche.

Gli istituti, per ammortizzare meglio le entrate inferiori, hanno cercato di abbattere i costi con i tagli occupazionali. Tuttavia, le banche sono state costrette a far fronte agli adeguamenti normativi-regolamentari e ad investire sulla tecnologia, volta alla trasformazione digitale. Risultato? I minori costi sono stati praticamente azzerati dalle spese. Infatti, se nel 2008 il rapporto costi-ricavi era pari al 56,3%, la differenza è andata via via assottigliandosi nel corso degli anni, assestandosi al 60,5%.

L’unica nota positiva è la maggiore efficienza delle banche italiane nei confronti di quelle francesi e tedesche, mentre quella dolente è il costo del debito, che rende i bilanci meno… bilanciati. Il problema sono i crediti deteriorati che, rispetto alla media europea del 5%, hanno fatto balzare gli accantonamenti dal 14 al 22% negli ultimi dieci anni.