L’insolvenza non è altro che l’incapacità di una banca di pagare i propri debiti. Ciò accade sia perché la banca, per qualche motivo, contrae un debito superiore a quello che già possiede o che è dovuto (le attività valgono meno delle passività), e sia perché non è in grado di pagare i propri debiti al momento della scadenza, anche nel caso che le attività valgono più delle passività.

Ecco le fasi che portano una banca ad essere insolvente:

Fase 1: Inizialmente, la banca si trova in una posizione finanziaria sana. In un bilancio in positivo, le attività sono maggiori delle passività, il che significa che esiste un buffer più ampio di “patrimonio netto”. Il patrimonio netto è il divario tra attività totali e passività totali dovute ai non azionisti.

Fase 2: ad alcuni clienti la banca ha concesso prestiti per inadempienza di quelli già precedentemente ottenuti. Inizialmente, non è un problema: la banca può assorbire le inadempienze sui prestiti fino al valore del patrimonio netto senza che i depositanti subiscano perdite (anche se gli azionisti perderanno il valore del loro capitale).

Tuttavia, supponiamo che un numero sempre maggiore di mutuatari delle banche dica alla banca che non è più in grado di rimborsare i propri prestiti o semplicemente non riesce a pagare in tempo per un certo numero di mesi. La banca potrebbe decidere che questi prestiti siano “sottoperformati” o completamente privi di valore, dando loro un nuovo valore, che potrebbe anche essere pari a zero (se la banca non prevede di ottenere denaro ritorno dai mutuatari).

Fase 3: se si accerta che i crediti inesigibili non saranno rimborsati, possono essere rimossi dal bilancio. Ora, con i crediti in sofferenza che hanno spazzato via il patrimonio netto, le attività della banca valgono meno delle sue passività. Ciò significa che, anche se la banca vendesse tutti i suoi beni, non sarebbe comunque in grado di rimborsare tutti i suoi depositanti. La banca è ora insolvente.