Non è piaciuta affatto ai banchieri europei la notizia che i tassi di interesse negativi, causa principale dei redditi bassi negli ultimi cinque anni, sono destinati a rimanere tali o abbassarsi nei prossimi anni.

Per questo motivo è stato chiesto alla BCE (Banca Centrale Europea) un periodo di break in modo da stimolare l’economia in tutta la zona euro. La richiesta è stata respinta da alcuni funzionari della Banca centrale, affermando che la colpa non è solo dei tassi di interesse bassi se la redditività delle banche è abbastanza debole.

L’unica buona notizia è che i tassi di interessi negativi rendono i rimborsi per i mutuatari più gestibili. Cosa significa? Che ci sono meno inadempimenti e quindi le banche possono ridurre la quantità di denaro emesso per coprire il debito in sofferenza. Sfortunatamente, le banche europee nel 2019 gli accantonamenti per coprire le perdite sono diminuiti. Un segnale di tempi peggiori imminenti? Potrebbe essere, considerando le attuali controversi commerciali che stanno pensando oltremodo sulle varie economie europee.

Per attenuare l’effetto negativo dei tassi di interesse bassi, le banche hanno ridotto la dipendenza dai redditi collegati ai prestiti. Purtroppo la fonte alternativa, ossia i guadagni derivanti dalle commissioni e dalle negoziazione, è abbastanza volatile e tende a ridursi nel momento in cui i clienti manifestano timore per mercati troppo turbolenti. Per adesso, la riduzione di costi e personale non ha dato neanche i frutti sperati.

Un’altra tattica adottata dalla banche è l’aumento del volume dei prestiti per compensare la perdita delle entrate. Il problema è che un volume maggiore di attività a basso rendimento porta meno rendimenti agli azionisti.

Insomma, per adesso le banche non sono riuscite a trovare la misura giusta per contrastare efficacemente i tassi di interesse negativi e, di conseguenza, aumentare la propria redditività. Se non ci sarà un’inversione di tendenza, il declino potrebbe essere allarmante nell’immediato futuro.