Banche e fintech è un binomio che sta riscuotendo un certo successo. Anche se attualmente il settore non è riuscito a creare un modello di business che garantisca una crescita sostenibile, un recente sondaggio ha evidenziato come gli istituti bancari che hanno investito maggiormente nel fintech sono riusciti ad ottenere una valutazione superiore del 40% rispetto a quelli che non l’hanno fatto.

Il sondaggio ha diviso le banche in tre grandi gruppi:

  • Banche digital focused, dal piano di trasformazione digitale avanzato;
  • Banche digital active, in cui il digitale viene utilizzato come meno intensità;
  • Banche comuni, ossia quelle lontane ancora dall’includere il digitale nelle loro attività.

Le banche appartenenti al primo gruppo hanno un notevole vantaggio in fatto di premio di valutazione, pari a 1,18x per le banche digital pioneer, 0,99x per le digital active e 0,83x per le altre banche.

Uno dei fattori che ha determinato la crescita del fintech è la discontinuità normativa, a cui vanno aggiunti l’interesse sempre maggiori verso l’innovazione da parte della clientela e le opportunità che l’open banking offre continuamente.

Naturalmente, investire nel fintech costa alle banche. Secondo sempre il sondaggio, gli investimenti nell’ambito tecnologico coprono il 25% di quelli complessivi. Per ammortizzarli, gli istituti fanno sempre più ricorso alle partnership, che vanno dalle semplice alleanze alle collaborazione e fino al white label. Per adesso, in minoranza restano le acquisizioni strategiche.

Quindi, in definitiva, la maggiore collaborazione tra banche e fintech avviene soprattutto nell’ambito di tre metodi, ossia investimenti, partnership e acquisizioni strategiche, che insieme rappresentano oltre il 70% delle interazioni.