Dopo l’evasione fiscale scoperta nel 2014 dalla Guardia di Finanza, e che costò ad Ubs il pagamento di 100 milioni di euro al Fisco italiano, la società svizzera di servizi finanziari ci ricasca. Questa volta la cifra da versare all’Agenzia delle Entrate sarà di 111,5 milioni di euro. In questo modo, il contenzioso con risvolti penali verrà definitivamente chiuso.

Nella sede di Milano dell’Agenzia è avvenuta la firma dell’accordo, che però non ferma il fronte penale, il quale si risolverà più avanti con tutta probabilità con un patteggiamento.

Il lavoro da parte dell’Agenzia delle Entrate ha acceso i riflettori su circa 220 banche straniere, portando la procura di Milano ad indagare. Sono istituti di credito locati in varie nazioni, i cosiddetti paradisi fiscali: Lussemburgo, Liechtenstein, Principato di Monaco, Isole Vergini Britanniche, Bahamas, San Marino, Panama, Dubai e altri ancora.

Il lavoro da parte della Guardia di Finanza, e con la collaborazione dei Vigili Urbani di Milano, si è svolto tra movimenti ed intercettazioni telefoniche tra i gestori patrimoniali di Ubs e altre banche. La quantità dei dati raccolti è stata veramente impressionante.

La legge italiane prevede che i redditi percepiti da soggetti residenti all’estero sono assoggettati alla ritenuta alla fonte a titolo d’imposta; di contro, le banche estere devono trattenere l’imposta sulle commissioni percepite sui mutui o sulla gestione patrimoniale e versarla al Fisco italiano. Per vari anni, tutto questo non è stato fatto.

Dopo Ubs, altre banche sono chiamate a risolvere il proprio contenzioso con l’Agenzia delle Entrate. Private Kredit Bank (Pkb), altro istituto svizzero che controlla Cassa Lombarda, è sotto inchiesta dallo scorso novembre, che ha portato ad indagare 18 manager, accusati di frode fiscale e riciclaggio. Come per Ubs, le informazioni raccolte dalle Fiamme Gialle sono enormi: dati, cifre e movimenti molto dettagliati e catalogati digitalmente.