La progressività fiscale è ormai sparita. Uno nuovo studio ha rilevato che l’Irpef grava maggiormente sui contribuenti che hanno un reddito tra i 35.000 ed i 50.000 euro e che i ceti medi sono quelli che hanno l’aliquota media più elevata, pari al 24,04%.

Ecco com’è attualmente distribuita l’imposta sulle varie categorie di contribuenti:

  • Lavoratori dipendenti: 55%;
  • Pensionati: 27%;
  • Lavoratori autonomi: 6%;
  • Redditi da partecipazione: 5%;
  • Altri redditi: 4%.

Tra il 2003 e il 2017, i soggetti con reddito d’impresa sono diminuiti del 28,3%, prevalentemente artigiani e commercianti.

Differenze sostanziali si evincono tra le aliquote effettive e quelle teoriche. Ad esempio, i contribuenti con un reddito compreso tra 20.000 e 35.000 euro dovrebbero teoricamente essere sottoposti ad un’aliquota che varia tra il 23% e il 27%; invece, quella media è del 17,39%. Stesso discorso per coloro che hanno un reddito tra 35.000 e 50.000 euro: aliquota teorica tra il 23% e il 38%, media effettiva al 24,04%. La differenza è causa diretta del sistema di agevolazioni che coinvolgono tutti i settori di spesa.

Una possibile introduzione della flat tax unica al 15% non darebbe alcun vantaggio, anzi: i guadagni maggiori si verificherebbero con la crescita dell’imponibile, mentre i maggiormente penalizzati sarebbero i contribuenti con reddito fino a 20.000 euro. Inoltre, per combattere l’evasione fiscale, che allo stato attuale ammonta a 35 miliardi di euro, andrebbero impiegate ingenti risorse umane preposte al controllo.

L’amministrazione finanziaria, che da anni combatte l’evasione, non ha inciso in modo significativo sull’aumento dell’adesione spontanea all’obbligo dei contribuenti sottoposti ad accertamento e non hanno fatto desistere gli altri contribuenti all’evasione fiscale. L’unica arma efficace è la tracciatura, praticata e diffusa in tutti i sistemi fiscali dei Paesi economicamente più forti.