21,4 miliardi di euro, questa la cifra esorbitante pagata dalle banche europee negli ultimi cinque anni per aver parcheggiato gli eccessi di liquidità presso la Banca Centrale Europea.

Non c’è dubbio che, da quando è iniziata la politica dei tassi negativi sui depositi messa in atto dalla BCE, il sistema bancario dell’UE ha avuto notevoli benefici. Purtroppo, l’effetto collaterale non può essere non considerato e pesa pesantemente sui conti. Sono nel 2018, la tassa pagata sui depositi è circa il 4% degli utili medi degli istituti di credito europei. In Italia, le cose sono andate meglio con il 2,4%.

Questo eccesso di liquidità, che ammonta a 1.900 miliardi di euro, è diretta causa di un fabbisogno a favore degli enti non necessario. Tutto inizio nel 2015, quando la BCE, in risposta alla crisi finanziaria, erogò alle banche prestiti senza limiti. Attraverso il Paa (Programma di acquisto di attività), la Banca centrale iniziò ad acquistare vari strumenti finanziari, tra cui i titoli di Stato. Il risultato è appunto l’eccesso di liquidità, ossia denaro in deposito che supera il fabbisogno generale.

Questi soldi in eccesso hanno spinto la BCE ad adottare la politica dei tassi negativi, in modo che le banche iniziassero ad erogarlo. Nel 2014, il tasso era dello -0,1%, mentre adesso è al -0,4%. Le quote che le banche europee trasferirono a Francoforte hanno avuto un’escalation anno dopo anno: si è passati dai 107 milioni di euro del 2014 ai 7,5 miliardi del 2018.

Germania e Francia sono le due nazioni ad aver pagato il dazio più elevato: 5,7 miliardi la prima (impatto sugli utili al -9,1%) e 4,1 miliardi la seconda (impatto sugli utili al -4%). Due i motivi:

  • La BCE ha concentrato gli acquisti di asset presso banche che hanno sede nei due paesi, comprese quelle extra UE;
  • La maggiore percentuale di liquidità si è inevitabilmente spostata laddove le banche hanno modelli di business (banche di investimento o alle clearing house) e che richiedono maggiore liquidità rispetto agli istituti di credito commerciali.

Questo spiega perché in Italia il costo è stato più contenuto, anche meno rispetto alle banche spagnole. In cifre, gli interessi negativi pagati dagli istituti di credito italiani è di 900 milioni di euro.