Sistema bancario europeo ancora “overbanked” nonostante i 72.000 dipendenti in meno e ottomila filiali chiuse, a cui si aggiungono le diversità nei Paesi membri dell’Ue. C’è ancora molto da fare per abbattere i costi di gestione e aumentare i profitti. L’unica nota positiva è l’assenza di un mercato di capitali unico europeo, con l’80% dei finanziamenti a favore dell’economia nelle mani delle banche e, di conseguenza, dell’ottimo funzionamento.

Nel 2018 in Italia il consolidamento è andato avanti nel migliore dei modi, molto più rispetto a Germania e Francia. La percentuale maggiore del totale degli attivi è appannaggio delle prime cinque banche italiane: 45,6%, mentre in Germania, dove i tre maggiori istituti di credito comunicano tra di loro poco e male, il totale è al 29,1%. Inoltre, Germania e Francia mostrano ancora un eccessiva presenza di filiali e dipendenti.

Quanto esposto sopra fa parte dei dati provvisori pubblicati dalla BCE, in attesa che quelli definitivi arrivino a luglio. Tenendo poi conto dell’indice Herfindahl (indicatore del potere economico), a fine 2018 l’Italia è a quota 579, mentre la Germania a 245.

La frammentazione del sistema bancario europeo viene evidenziato dalla differente concentrazione nei Paesi dell’Unione Europea, che spazia dal 26% al 97%. Rispetto all’Italia, la Germania ha meno concentrazione, che poteva diventare ancora più bassa se fosse andata in porto l’aggregazione Deutsche Bank-Commerzbank.

Dal 2014 al 2018 le filiali chiuse in Italia sono state 5.200, in Germania 7.400. La differenza è però il punto di partenza: da 30.723 a 25.454 in Italia, da 35.284 a 27.887 in Germania. Resta piuttosto indietro la Francia: 1.000 filiali tagliate, con 36.500 ancora in essere. I tagli del personale maggiori sono avvenuti in Germania: 90.000 in meno, passando da 650.000 a 560.000 a fine 2018. In Italia, invece, il personale è passato da 300.000 a 274.000 (-26.000).