La ripresa economica vacilla, i rischi globali abbondano ed i mercati azionari mondiali si stanno finalmente agganciando. Invece di essere sopraffatte dagli eventi, è arrivato il momento che le banche centrali facciano un passo avanti e decidano se sono disponibili ad un nuovo allentamento quantitativo.

Il conflitto interiore è però notevole. Dopo 10 anni di eccesso di liquidità, gli istituti vorrebbero riportate la politica monetaria alla normalità, ma alcuni ostacoli attuali frenano questo intento, primo tra tutti la guerra commerciale USA-Cina che minaccia il benessere economico mondiale.

Per far fronte ad una situazione così complessa, che mina principalmente la stabilità globale, le banche centrali di Stati Uniti, Cina, Europa e Giappone dovrebbero unire le proprie forze per combattere il “marcio” che c’è, anche se i loro governi sono in disaccordo tra loro.

La Federal Reserve dovrebbe far partire una politica più efficace, considerando che l’attuale situazione di “guerriglia” contro la Cina sta usurando l’economia. A pagare dazio potrebbe essere il mondo del lavoro, con un tasso di disoccupazione che potrebbe raggiungere livelli allarmanti. L’ottimismo dei consumatori e la fiducia delle imprese vacillano e, anche se non vi è alcuna preoccupante minaccia di inflazione interna, la Fed dovrebbe far ripartire il conto alla rovescia per tassi più bassi.

La Cina, pur permettendosi una politica monetaria più “generosa, deve seriamente pensare che il perdurare della guerra commerciale possa alla lunga danneggiare l’economia in modo drammatico. Per salvaguardare l’obiettivo di crescita del 6-6,5% nel 2019, Pechino dovrà richiedere tassi di interesse più bassi e aumenti di liquidità extra per fare la differenza.

La BCE (Banca centrale europea) deve prendere in considerazione un nuovo taglio dei tassi per aumentare la ripresa. L’economia europea si sta indebolendo, la Brexit è un rischio reale e la Germania mostra “crepe” economiche molto profonde. Quindi, la banca europea deve fungere da backstop di ultima istanza, mantenendo la politica monetaria altamente accomodante per favorire una fiducia costante.

Il Giappone non ha altra scelta che mantenere una politica monetaria in una modalità super-accessibile. Con l’attuale rapporto PIL-Debito pubblico al 250%, gli aumenti della spesa in deficit e le riduzioni delle imposte sul reddito non sono opzioni praticabili. Quindi, la Banca del Giappone dovrà mantenere la politica monetaria in un contesto di super-allentamento ancora per molto tempo, alimentando tassi di interesse ancora più bassi e una più rapida espansione monetaria. La reflazione del Giappone sarà l’anello debole nella catena di ripresa globale.