Banca d’Italia, insieme ad altre banche centrali europee, si sta attrezzando per premiare le aziende che si faranno promotrici della lotta ai cambiamenti climatici. Sono stati creati dei criteri di investimento basati sulle azioni “green” in modo da incentivare le banche a rispettare maggiormente l’ambiente.

Questi nuovi criteri verranno applicati a partire dalla fine di giugno e riguarderanno circa 8,9 miliardi di euro in partecipazioni azionarie. In un secondo momento verrà estesa anche la partecipazione alle obbligazioni societarie della Banca d’Italia, ma i dettagli degli standard in questo caso non sono stati ancora comunicati.

La banca centrale italiana è entrata a far parte del “Network for Greening the Financial System” (Rete per l’ecologizzazione del sistema finanziario), un gruppo che considera il cambiamento climatico di forte impatto sulla stabilità finanziaria. Per individuare le aziende che hanno mostrato le migliori performance in favore di ambiente, problemi sociali e governance, la banca ha intenzione di nominare un proprio consulente.

Per entrare nel suo portafoglio, le aziende dovranno dimostrare che le emissioni di gas serra sono del 23%, il consumo di energia del 30% e quello di acqua del 17%. Ad essere escluse saranno quelle che non rispettano i principi U.N. su diritti umani, lavoro, ambiente e anti-corruzione.

Verso la fine di marzo, la Loan Market Association, la Loan Syndications and Trading Association e la Pacific Loan Market Association hanno introdotto dei nuovi standard con l’intento di aumentare il numero di mutuatari per i prestiti “green”, ossia quelli collegati alla sostenibilità. In questo modo, i mutuatari avranno un incentivo per ridurre i margini oppure aumentarli in base alla loro capacità di raggiungere gli obiettivi prestazionali ambientali prefissati.

La differenza tra i prestiti collegati alla sostenibilità e quelli “green” è che i primi possono essere utilizzati per scopi generali anziché progetti specifici.