Crollano i prestiti a favore delle imprese. Le cifre parlano chiaro: da marzo 2018 a marzo 2019, sono 66 miliardi di euro in meno (-9%), che riguardano sia i crediti a breve termine (-36 miliardi) che i finanziamenti a medio e lungo termine (-30 miliardi).

Non sta certamente meglio il settore prestiti alle famiglie, in calo di 5 miliardi di euro e lontano dal tracollo grazie al credito al consumo e ai mutui, che hanno registrato un aumento complessivo di 11,8 miliardi di euro compensando i -16,3 miliardi di euro dei prestiti personali. Complessivamente, i prestiti al settore privato sono passati da 1.363 miliardi a 1.292 miliardi (-71 miliardi).

Per quanto riguarda le rate non pagate (sofferenze), la diminuzione nell’ultimo anno è stata del 43,94% (-72 miliardi), passando da 164 a 91 miliardi.

A preoccupare è la fine del quantitative easing, previsto per la fine dell’anno. Una volta terminate le misure di politica monetaria messe in atto dalla BCE, le imprese italiane potrebbero ritrovarsi in una situazione veramente drammatica. Inoltre, le misure fiscali previste dalla Legge di bilancio e a sfavore delle banche causerebbero un ulteriore rallentamento della macchina del credito.

Per fortuna, i prestiti non rimborsati hanno registrato un rilevante calo delle sofferenze lorde. Come detto sopra, la diminuzione è stata di 72,08 miliardi di euro (-43,94%), passando dai 164,06 del mese di marzo 2019 ai 91,9 miliardi di dicembre 2019.

In calo le rate non pagate dalle aziende (-46,10%, pari a 52,5 miliardi), i crediti deteriorati connessi alle famiglie (-37,89%, pari a 12,5 miliardi) e alle imprese familiari (-43,20%, pari a 5,8 miliardi), la sofferenze delle assicurazioni, dei fondi, delle onlus e della pubblica amministrazione (-32,70%, pari a 1 miliardo di euro).

Le sofferenze nette non coperte da garanzia sono calate del 39,86% (-21,04 miliardi), mentre il rapporto tra esse e i prestiti è sceso dal 3,87% al 2,46%.