Capire allo stato attuale quale destino attende la Banca Carige è veramente difficile. Il ritiro da parte del Fondo Usa Blackrock ha sorpreso un po’ tutti, in primi i commissari della banca, i quali hanno però assicurato che “continueranno a valutare le altre soluzioni di mercato”.

Le parole, tinte di rassicurazioni alquanto aleatorie, nascondo un fatto inconfutabile: la difficoltà nel trovare qualcuno disposto a salvare la Carige, visto e considerando che allo stato attuale dal comparto finanziario nessuno ancora si è fatto seriamente avanti. In attesa di nuovi sviluppo, il pericolo imminente è la Bce, la quale potrebbe essere costretta a porre l’istituto di credito in liquidazione.

A salvare la banca ligure potrebbe intervenire lo Stato chiedendo di partecipare ad un aumento di capitale promosso tramite una procedura di burden sharing, alla stregua di quanto accaduto in precedenza per la Monte dei Paschi di Siena e avanzato dal Governo nel decreto Carige del mese di gennaio. Tutto però è ancora in fase teorica, in quanto i commissari della banca attendono offerte da parte dei privati.

Inoltre, non è certo che l’UE autorizzi una tale procedura. Nel caso della Popolare Vicenza e Veneto Banca, il diniego da parte di Bruxelles costrinse il Governo Gentiloni a ricorrere alla procedura di liquidazione coatta amministrativa.

Se dovesse intervenire lo Stato, i clienti di Carige non avrebbero nessuna conseguenza, ma neanche gli obbligazionisti subordinati, in quanto la banca non possiede più bond in circolazione, fatta eccezione per quelli sottoscritti nel 2018 dagli istituti di credito italiani grazie allo schema del Fondo interbancario di garanzia.

Una cosa è certa: se lo Stato utilizzerà le proprie risorse per salvare la Carige, le polemiche che precederanno le elezioni europee creeranno l’ennesima bagarre politica.