Le varie istituzioni finanziarie sono sempre più innamorate delle nuove tecnologie appositamente create per il settore e definite Fintech. In questa categoria, rientrano le criptovalute, la blockchain, i contratti intelligenti e i pagamenti mobili, tutte attività fatte per rendere maggiormente efficiente il lavoro.

E’ recente la pubblicazione da parte di un gruppo di esperti della Banca d’Italia di un rapporto dal titolo “Banche e Fintech: strategie e modelli di business”, il quale enuncia come l’applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel settore bancario e finanziario possa rivoluzionare i modelli di business, in particolar modo la gestione del rischio, il sistema di controllo interno ed i processi organizzativi.

Sotto la loro lente è entrata la tecnologia blockchain, considerata importante nell’ambito del Fintech poiché è in grado di aumentare la redditività, l’efficienza nel generare affari redditizi, implementare il rapporto qualità-prezzo. L’impatto sul sistema bancario tradizionale è notevole: il 90% delle startup l’ha utilizza, così come il 60% delle grandi aziende tecnologiche, per non parlare poi dei social media e delle piattaforme Web.

Il compito delle autorità finanziarie e tecnologiche italiane è quello di mappare e descrivere le varie strategie che gli intermediari bancari devono adottare per utilizzare l’innovazione tecnologica in ambito business. Il loro lavoro sarà quello di portare nelle banche l’adozione di nuove tecnologie dell’informazione, analizzare l’impatto del Fintech nel terreno in cui operano gli istituti bancari e valutare i suoi effetti sui modelli di business tradizionali.

Se la blockchain viene particolarmente apprezzata dalle autorità italiane, così non è per le criptovalute, ancora considerate rischiose, speculative, pericolose. A testimoniarlo è un recente rapporto pubblicato da Banca d’Italia e che, in pratica, si scaglia contro Bitcoin, la criptovaluta più capitalizzate nel mercato. Secondo la banca, i Bitcoin e non solo supportano troppe attività illegali, come la frode fiscale, il riciclaggio di denaro sporco, ecc. Negli ultimi anni, a causa del crimine informatico, il Paese ha perso circa 10 miliardi di euro in criptovalute.