Quali sono i temi principali su cui gli investitori dovranno avere particolare attenzione nei prossimi due anni? Fondamentalmente tre: instabilità in Europa, Banche Centrali incapaci di normalizzare gli interessi e accesso della Cina agli indici obbligazionari.

Nonostante siano passati più di dieci anni, la crisi finanziaria globale ha continuato a destare preoccupazioni, costringendo le banche centrali di Europa, Giappone e Stati Uniti ad un atteggiamento molto più accomodante. I tassi potrebbero diminuire ancora di più, in uno scenario di rallentamento economico continuo e di debolezza del dollaro statunitense. Tutto ciò influenzerebbe non poco alcuni aspetti della finanza, tra cui i mercati, compresi quelli emergenti, e il prezzo del rischio di credito.

L’Italia continuerà a rappresentare il nodo cruciale della questione, con il problema del debito che potrebbe acuirsi in autunno e condizionare il settore bancario e la forma futura dell’UE. La Brexit, inoltre, potrebbe eliminare quel contrappeso che l’Inghilterra ha sempre garantito nello scenario politico europeo, generando dubbi e preoccupazioni sul progetto direzionale dell’Europa.

Infine la Cina, indubbia superpotenza economica mondiale ma con un mercato obbligazionario ancora troppo ad appannaggio degli investitori domestici. Lo scenario dovrebbe mutare con l’introduzione di obbligazioni governative in renminbi, aprendo la strada dei mercati globali finanziari alla Cina. Un cambiamento storico di natura epocale, con la liberalizzazione economica a determinare un riposizionamento economico a favore dei servizi. Inoltre, la Cina continua a lavorare affinché debito pubblico e inquinamento vengano ridotti.

Insomma, nei prossimi due anni ciò che farà la Cina a livello finanziario influenzerà senza dubbio tutto il comparto mondiale. In positivo o in negativo? Difficile dirlo poiché Europa e Stati Uniti vivono attualmente nell’incertezza. Ma la tendenza potrebbe cambiare.