Il Fondo monetario internazionale ha denunciato tre bolle di enormi dimensioni, che se dovessero scoppiare potrebbero causare una nuova crisi economica mondiale: il super-indebitamento delle imprese, il shadow banking e il boom dei prezzi immobiliari.

Per quanto riguarda il super indebitamento, l’Fmi chiede un maggiore controllo delle imprese. Il livello di indebitamento “corporate” del gruppo di Paesi, il quale rappresenta il 70% del PIL mondiale, è veramente elevato. La situazione più critica è in Cina e negli Stati Uniti dove, ad esempio, lo stock di obbligazioni corporate con rating “spazzatura” è cresciuto di quattro volte. Negli USA, è raddoppiata l’erogazione del credito a clientela di bassa qualità. Se l’economia dovesse ulteriormente rallentare ed i tassi aumentare, le imprese non sarebbero più in grado di fronteggiare il proprio indebitamento.

Un altro pericolo su cui si sofferma l’Fmi è lo shadow banking. Per capire meglio di cosa si tratta, basta dare un’occhiata a quanto affermato nel “Global Report on Non-Bank Financial Intermediation”, pubblicato un paio di mesi fa. Il rapporto parla di circa 51,6 trilioni di dollari di prestiti erogati nel 2017 al di fuori del sistema bancario e delle banche centrali; questi asset finanziari provengono da società finanziarie, crediti Fintech, hedge fund, credito al consumo, ecc. Gli operatori coinvolti non hanno fatto altro che approfittare del quantitative easing per approvvigionarsi presso le varie banche e poi prestare denaro con leva elevata a soggetti con bassa meritocrazia di credito. Tutto ciò ha causato un aumento di obbligazioni spazzatura e shadow banking, rispettivamente saliti al 47 e al 60%. Un mercato molto rischioso, secondo l’Fmi.

In ultimo, il boom dei prezzi immobiliari, che rischia di essere corretto nel giro di tre anni. L’Fmi rammenta come la crisi finanziaria del 2007 è partita proprio da una bolla immobiliare. Il costo degli immobili, negli ultimi cinque anni, ha avuto un aumento sincronizzato in varie parti del mondo, raggiungendo l’apice in città come Dublino, Auckland e Sydney. Roma è stato l’unico caso di contrazione.