Il possibile accordo di fusione tra la Deutsche Bank e Commerzbank sta scuotendo il sistema bancario europeo. Da una parte c’è un eccesso di attività d’investimento da parte di alcune banche, mentre altre stanno cercando di comprendere cosa significherebbe per loro tale accordo. Le differenti reazioni non escludono l’inconfutabilità del fatto che una tale fusione avrà implicazioni di vasta portata sul settore bancario europeo.

La prima reazione potrebbe essere quella di altrettante fusioni a livello nazionale, anche per rispondere in modo adeguato agli istituti rivali statunitensi, che hanno lasciato alle loro controparti europee le briciole nel settore d’investimento dopo la crisi finanziaria del 2008/09.

Secondo alcune voci, se l’accordo alla fine non dovrebbe essere raggiunto per il ritiro da parte della Deutsche Bank, l’UniCredit sarebbe pronta a prendere il suo posto. Un accordo italo-tedesco sarebbe l’emblema di ciò che i banchieri stanno da tempo declamando: il consolidamento transfrontaliero o addirittura internazionale, dopo anni di afflizione da parte delle banche, che stanno soffocando sotto un mosaico di regolamentazione e protezionismo da parte di alcuni paesi.

I rischi connessi a fusioni e acquisizioni in un settore ancora afflitto da crediti inesigibili e altri problemi sono evidenti dall’analisi della sfortunata acquisizione dell’ABN Amro da parte della Royal Bank of Scotland nel 2007. I rischi su tali accordi sono anche di natura strategica, in quanto dettati più da logiche politiche che da strategie di business. Inoltre, si andrebbe incontro ad una dispersione di capitale umano, con migliaia di dipendenti messi alla porta.

Nonostante questo scenario da film horror, l’Europa ha urgentemente bisogno di rivedere il proprio settore bancario, Svizzera inclusa. Dal 2008 ad oggi, le banche statunitensi hanno guadagnato più di quelle europee, considerando anche che molte si sono “scannate” per conquistare pochissimi nuovi clienti.

La scorsa settimana, il presidente della BCE Mario Draghi ha affermato che “il consolidamento è necessario”, mentre Axel Weber, presidente di UBS, ha dichiarato che “le banche europee sono troppo esigue per tenere il passo delle loro rivali statunitensi. L’Europa avrebbe bisogno di istituti di credito di grandi dimensioni per contrastarle”.