Dopo il via libera del governo al Documento di Economia e Finanza, riecheggiano ancora i malumori su un possibile aumento dell’Iva. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria dopotutto lo ha ammesso senza mezzi termini: se Salvini e Di Maio intendono davvero andare avanti col progetto di riforma sulla flat tax, allora l’aumento dell’Iva sarà inevitabile, perché altrimenti sarebbe impossibile riuscire a reperire risorse a sufficienza. Lo stesso braccio destro di Salvini, il sottosegretario Giorgetti, non ha escluso che dopo l’estate non finirà per arrivare il famigerato aumento dell’Iva.

A rendere il tutto ancora più probabile è proprio il Def che il governo ha approvato di suo pugno: nel documento in questione, l’aumento dell’Iva non solo non è stato smentito, ma è persino stato sottolineato e confermato. “L’inflazione – si legge – resterà contenuta nel 2019 (1,0%) a causa del crollo dei prezzi dei beni energetici e del rallentamento della domanda interna. Nel 2020 e 2021 la crescita dei prezzi risentirà dell’aumento delle aliquote Iva”.

E non è tutto, perché in un’altra pagina del testo si legge: “Il trend delle entrate tributarie risente delle disposizioni che hanno aggiornato dal 2020 gli aumenti automatici dell’Iva e delle accise (…). Tenendo conto della legislazione vigente, le imposte indirette in rapporto al PIL subiranno un aumento dal 14,5% nel 2019 al 15,6% nel 2020 e al 15,7% nel 2021, mentre torneranno sulla soglia del 15,6% nel 2022”.

In pratica, con queste parole il governo non fa che confermare che dal 1° gennaio 2020 ci sarà l’aumento dell’Iva. Probabilmente la flat tax arriverà, ma a quel punto verrebbe finanziata per la maggior parte da un aumento indiscriminato delle imposte indirette, il che, a conti fatti, si tradurrebbe in un aumento della pressione fiscale per le fasce più disagiate del Paese che andrebbe a finanziare una diminuzione di tasse per quelle più abbienti. Insomma, il gioco vale davvero la candela?