Nella maggioranza di governo continua a tirare un’aria piuttosto tesa: lo scontro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, stavolta, è tutto legato al nodo flat tax. Se da una parte c’è una Lega sempre più intenzionata a portare a casa il secondo step della famigerata flat tax, dall’altra c’è un Movimento 5 Stelle più attento al fattore equità e quindi non proprio convinto della riforma fiscale voluta dagli alleati di governo.

A questo proposito Salvini ha annunciato: “Stiamo studiando la flat tax fino ai 50mila euro di reddito familiare. Il che significa che se come famiglia si hanno redditi al di sotto di una certa soglia, si pagano il 15% di tasse. Vogliamo estendere la tassa piatta ai lavoratori dipendenti dopo averla fatta per le partite Iva, ma è una cosa che si può fare solo per gradi”.

Per il ministro dell’Interno, la flat tax rappresenta una riforma “rivoluzionaria”. “Il fatto che sia una tassa piatta e uguale per tutti e che non sia progressiva – ha precisato – è normale. Altrimenti mi tengo il sistema fiscale attuale”.

Il Movimento 5 Stelle però storce la bocca. Luigi Di Maio ha infatti garantito che “se la flat tax si farà, allora dovrà aiutare il ceto medio e non i ricchi. Questo obiettivo non può venire meno perché l’abbassamento delle tasse non è una questione di destra o sinistra, ma è un principio su cui si fonda l’attività e l’esistenza di questo governo”. Sul fatto che la proposta di riforma fiscale finirà nel Documento di Economia e Finanza, comunque, non sembrano esserci dubbi.

Sulla progressività dell’imposta, invece, il sottosegretario pentastellato Stefano Buffagni ha risposto: “Bisogna lavorarci, un passo alla volta e si fa tutto. La Costituzione comunque prevede alcune regole ed io sono fedele alla Repubblica. Dobbiamo affrontare la questione con serietà e contenuti, e non diffondendo titoli facili”.