Per chi non lo sapesse, la blockchain (in italiano “catena di blocco”) è un registro pubblico nel quale vengono archiviate in modalità sicura, verificabile e permanente le transazioni tra due utenti che appartengono alla stessa rete.

Per questo sua caratteristica, è possibile offrire costanti informazioni alla popolazione di uno Stato, tipo il nostro, dove si vorrebbe creare un sistema mediante il quali sia i contribuenti che l’ente preposto alla riscossione dei tributi possa essere certo dei dati raccolti, in modo da combattere l’evasione fiscale.

L’argomento è stato affrontato il 20 marzo durante il forum dell’OCSE, svoltosi a Parigi, contro la corruzione e l’integrità. Gli esperti presenti hanno evidenziato come l’utilizzo della tecnologia blockchain l’evasione fiscale potrebbe essere notevolmente ridotta o completamente debellata.

Gruppi di esperti hanno parlato di nuove tecnologie e lotta alla corruzione, in cui è stato messo in evidenza come la tecnologia ledger distribuita, l’IA (Intelligenza Artificiale) e le monete virtuali o digitali possano generare effetti contro le attività illecite.

Le caratteristiche peculiari della blockchain e delle crypto, che si addicono al monitoraggio, possono essere messe al servizio delle autorità fiscali italiane per tracciare il denaro. Essendo pubblici, i dati immessi sono a disposizione di chiunque sia coinvolto nella catena. Quindi, comprometterli è praticamente impossibile. Il problema è che allo stato attuale l’industria non ha un regolamento efficace atto a tenere lontani coloro che hanno competenze per comprometterla.

Le autorità italiane hanno manifestato l’intenzione di trovare soluzioni alternative in ambito fiscale, per passare da un’economia tradizionale ad una digitale. L’OCSE sta vagliando in modo approfondito questa nuova possibilità. In attesa di una pronuncia ufficiale, l’Italia procede verso quella direzione. Entro il 2020, sono previsti investimenti di 100 milioni di euro in blockchain e criptovaluta.