Sergio Mattarella ha posto per ora il veto alla legge che deve istituire la Commissione d’indagine sui risparmiatori truffati. “La Banca d’Italia va messa al riparo di fronte ad ogni governo”, si legge in una nota, “e la sua dipendenza deve essere tutelata”. La riflessione da parte del Quirinale è d’obbligo sull’istituzione di una Commissione fortemente voluta dai due partiti di coalizione governativa. Ecco perché, immediatamente dopo l’incontro del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i due presidenti delle camere (Casellati e Fico), si è presentato al suo cospetto anche Ignazio Visco, governatore di Bankitalia.

Tutto ciò è avvenuto all’interno di uno scenario già di tensione, dove i due vice premier hanno intimato al ministro Giovanni Tria di sbloccare immediatamente il decreto attuativo che deve rimborsare i risparmiatori truffati dal fallimento delle banche; si parla di circa 1,5 miliardi in tre anni. Addirittura, pare che Di Maio e Salvini abbiamo minacciato Tria di licenziamento. Insomma, all’interno del governo si apre un ennesimo caso rognoso.

Proprio Di Maio, in viaggio a Washington, ha inasprito la polemica: “C’è una questione compattezza all’interno del governo. Sono settimane che noi del Movimento chiediamo la firma dei decreti, cosa che deve avvenire immediatamente nei prossimi giorni. L’unica cosa che bisogna capire è se la Lega è con noi o meno. Gli italiani voglio giustizia sociale e capire quelle verità sulle crisi che hanno bruciato tantissimi risparmi”.

Tornando sul tema della Commissione d’indagine, la visita di Visco a Mattarella è per chiarire la sua posizione. Infatti, su indicazione dello stesso governatore, il Consiglio superiore era pronto a dare tre nomi per il direttorio: Fabio Panetta, promosso da direttore generale a numero due della banca, e Daniele Franco e Alessandra Perrazzelli in qualità di vicedirettori generali. Visco non aveva nulla di eccepire sui nomi, ma bensì sul metodo il quale, secondo la legge italiana e quella europea, spetta a Bankitalia indicare le proprie figure di vertice, in nome della sua indipendenza. Quindi, le interferenze, neanche indirette, da parte della politica, sono concesse.