I dati pubblicati dalla BCE sono inequivocabili: a partire dalla seconda metà del 2018 sono crollati i depositi esteri nella stragrande maggioranza degli Stati dell’eurozona, soprattutto a causa degli scandali di riciclaggio di denaro. Ciò mette in evidenza la debolezza del settore contro la lotta al crimine finanziario.

La banca ABLV della Lettonia, le filiali estoni della Danske Bank in Danimarca e della Swedbank svedese: tutti esempi di come le grandi partecipazioni di depositi esteri e gli ingenti flussi finanziari transfrontalieri attraggano il riciclaggio di denaro. I suddetti istituti sono stati tutti accusati di aver gestito denaro proveniente dalla Russia, probabilmente il ricavato di operazioni poco pulite, quali reati, corruzione ed evasione fiscale.

Dai dati si evince una sostanziale diminuzione dei depositi negli istituti di credito appartenenti alla zona euro, con un -12%. Ciò solo negli ultimi sei mesi del 2018 e per una cifra di oltre 150 miliardi di euro. Soltanto i depositi esteri nelle banche del Lussemburgo, dell’Irlanda, della Finlandia e del Portogallo sono aumentati.

Se è legittimo attirare fondi da persone e aziende straniere, gli esperti sul riciclaggio di denaro sporco parlano di rischi elevati per quanto riguarda i depositi non residenti poiché supervisionarli è abbastanza complicato, specialmente quando questi fondi sono molto consistenti. Di conseguenza, è elevato il rischio di riciclaggio.

Dopo il fallimento nel 2018 di ABLV, il terzo più grande istituto bancario della Lettonia, l’ex governo lettone aveva stabilito una soglia del 5% per i depositi stranieri. Dopo l’insediamento del nuovo governo di centro-destra, questa soglia è stata dismessa.

Attualmente, lo Stato che ha la maggiore quota di depositi esteri è il Lussemburgo con oltre il 17% e per un totale in valore assoluto di 63 miliardi di euro. In Germania e in Italia, i depositi esteri sono ben al di sotto del 4%. In Francia e nei Paesi Bassi la quota è del 16%.