Lo spread non fa paura, anzi. Il bond emesso da Banco Bpm e dal valore di 750 milioni di euro ha raccolto il consenso di 150 controparti, da cui sono arrivati ordini pari a 1,3 miliardi di euro.

Rivolto agli investitori istituzionali, il bond è un prestito obbligazionario non garantito che paga una cedola fissa del 2%. Il rendimento lordo è del 2,105% e la scadenza è prevista per marzo 2022. Ci sono stati alcuni segnali positivi a guidare l’istituto nella sua scelta: tensione sui dazi allentate, banche centrali abbastanza “accomodanti” e aste Btp positive nelle ultime due settimane.

In precedenza, altri istituti avevano optato per la stessa scelta, anche se con caratteristiche e scadenze diverse: Unicredit (Tier 2 da un miliardo circa con rendimento del 4,8%) e Ubi (bond sempre Tier 2 da 500 milioni con un tasso d’interesse del 5,8%).

Obbligazioni bancarie quindi tornate in auge, dettate probabilmente dalla stretta della Bce sui crediti deteriorati e dalla fine del Quantitative Easing. La palese incertezza che aleggia nel sistema finanziario italiano costringerà le banche nostrane a rinnovare circa il 15% delle proprie risorse in vista della scadenza dei prestiti agevolati concessi da Francoforte.

Gli analisti di Equita hanno fatto i loro calcoli, stabilendo 200 miliardi di euro andranno rifinanziati entro il 2020. In poche parole, le banche saranno costrette ad emettere nuovi bond da 70 miliardi di euro, anche nell’eventualità di finanziamenti da parte della Bce. Naturalmente, le oscillazioni dello spread vanno sempre messe in conto, in quanto un eventuale aumento potrebbe generare un sovrapprezzo da pagare quando viene raccolta della liquidità tramite le obbligazioni.