Per diversi mesi il governo ha garantito che mai ci sarebbe stata una manovra correttiva per correggere le storture create dalla Legge di Bilancio 2019, e invece, negli ultimi giorni, diversi autorevoli componenti dell’esecutivo si stanno convincendo dell’esatto contrario. Sia dal Movimento 5 Stelle che dalla Lega provengono segnali di apertura in merito ad una possibile manovra-bis.

Ma perché pare vi sia questo gran bisogno di dover mettere in campo un’altra legge finanziaria, seppur di entità più piccola rispetto a quella appena approvata? Il motivo è fondamentalmente legato ai conti pubblici che, per quanto siano stati oggetto di una forzatura già con la prima manovra, non riuscirebbero più a rimanere in ordine. Tra la flat tax, il reddito di cittadinanza e Quota 100 si son venuti a creare troppi buchi che in qualche modo bisognerà pur appianare, e su cui il governo, pur di riempire, potrebbe pensare di richiamare all’ordine il bonus Renzi da 80 euro, l’aumento dell’Iva o l’introduzione di una patrimoniale. All’incirca servirebbero tra i 6 e i 9 miliardi di euro.

Ad ammettere lo stato di difficoltà è stato, tra gli ultimi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti: “Nei prossimi mesi valuteremo se ci sarà l’effettiva necessità di una manovra correttiva”.

Forza Italia, con Renato Brunetta, è invece convinta che alla fine della fiera la manovra-bis ci sarà eccome, e che sarà persino più corposa rispetto ai 6-9 miliardi preventivati. Dopotutto l’obiettivo di un deficit/Pil per il 2019 al 2,04% è compatibile, ha spiegato Brunetta, “solo con un tasso di crescita del Pil pari all’1%”. “Dopo il pesante peggioramento del quadro macroeconomico, però, è scontato che quell’1% non lo raggiungeremo mai”, ha aggiunto. La conseguenza? Un radicale peggioramento dei principali indicatori, primo su tutti del rapporto deficit/Pil, che con una crescita inesistente finirebbe per schizzare attorno al 3%.