Per mesi si è continuato a parlare di un possibile ricambio al vertice dell’Inps, e quanto più il governo a guida Lega-Movimento 5 Stelle andava avanti, tanto più, per Tito Boeri, era prevedibile che arrivasse il foglio di via. E infatti sembra proprio che l’Inps andrà a finire sotto la guida di un’altra personalità; una personalità sicuramente più vicina al governo (nonostante i Cinque Stelle abbiano sempre propugnato la terzietà dei vari organi istituzionali).

Ma esattamente chi andrà a finire nel gradino più alto dell’istituto previdenziale? In pole position vi sarebbe il leghista Brambilla, pronto a scalzare Boeri da un posto che, lo ricordiamo, continuerà ad occupare fino a questo sabato.

Tuttavia Brambilla non sarebbe l’unico nome accreditato: buone probabilità vengono annunciate anche per Pasquale Tridico, colui che di fatto ha partorito la riforma del reddito di cittadinanza e che è molto vicino a Di Maio; ma anche per Mauro Nori, ex direttore generale dell’Inps tra il 2010 e il 2015, ci sono ottime chances. Nori abbandonò l’Inps approdando alla Corte dei Conti proprio per via delle sue divergenze con Boeri, e successivamente diventò consigliere di Giovanni Tria, oggi ministro dell’Economia. Insomma, in campo ci sono due nomi in quota Lega e un nome in quota Movimento 5 Stelle: è questo lo scenario che si sta designando in questi giorni.

La cosa certa, al di là di chi andrà alla presidenza dell’Inps, è che Tito Boeri lascerà la nave. Dopotutto tra lui e il governo sono sempre volate scintille, e ne sono volate un po’ su tutti i fronti: dalla questione legata al reddito di cittadinanza alla riforma delle pensioni, passando per il dossier immigrazione. Intanto, il governo, tramite un emendamento al decreto sul reddito di cittadinanza, sta reintroducendo il Cda nella governance dell’Inps. Tale organo, che sarà composto da 5 membri, non sarà operativo sin da subito, per cui l’Inps, nell’attesa, andrà commissariata: in questo frangente ci sarà quindi da nominare il nuovo presidente.