Il presidente dell’Inps Tito Boeri è tornato a parlare di Quota 100. Ospite di Otto e mezzo, Boeri ha spiegato ancora una volta che la tanto decantata Quota 100 non pensiona affatto la riforma Fornero, anzi, paradossalmente si tratta proprio di un intervento che è stata la Legge Fornero sulle pensioni ad aver instradato.

“Le risorse per finanziare il pensionamento a 62 anni di età e 38 anni di contribuzione arrivano per la maggior parte dalla deindicizzazione delle pensioni introdotta nel 2011”. Al di là di questo “particolare”, poi, Quota 100 pone in essere un forte problema di equità tra le generazioni: “Questa legge – ha spiegato il numero uno dell’Inps – penalizzerà fortemente le generazioni future perché prima di tutto aumenterà il debito implicito di 38 miliardi”. “Se queste misure dovessero diventare strutturali – ha aggiunto – l’aumento del debito implicito salirebbe a più di 90 miliardi”.

A tutto ciò bisogna aggiungere il dato relativo alla crescita che non lascia ben sperare. E poi c’è il reddito di cittadinanza, che a detta di Boeri è ricco di problematiche. Prima di tutto perché “pone un livello di prestazione molto elevato per un singolo e questo non fa che spiazzare i redditi da lavoro”. Il timore più grande però riguarda il fatto che il reddito di cittadinanza possa scoraggiare le persone al lavoro. Quasi il 45% dei dipendenti privati del Sud, dopotutto, guadagna redditi da lavoro che sono persino inferiori rispetto a quelli garantiti dal reddito di cittadinanza.

Boeri ha spiegato che, per come è stato concepito il reddito di cittadinanza, l’Inps potrebbe anche arrivare al punto da dover chiedere i soldi indietro a quanti ne hanno beneficiato non avendone diritto: “Il problema è che non siamo ancora in grado di verificare con precisione il patrimonio mobiliare delle persone, per cui in molti casi potremmo anche richiedere indietro tutti i soldi ricevuti, che non sono mica pochi. Sarebbe meglio attrezzarci per i controlli prima e non dopo l’erogazione del reddito”.