Causa debolezza economica in Europa e di alcuni mercati emergenti, il Fondo Monetario Internazionale è stato costretto a tagliare le previsioni di crescita mondiale sia per il 2019 che per il 2020. Inoltre ha affermato che, senza una risoluzione alle tensioni commerciali, la situazione potrebbe degenerare e destabilizzarsi ulteriormente.

Il rallentamento economico globale potrebbe acutizzarsi a causa di altri due fattori rilevanti: un’economia cinese più lenta del previsto e una Brexit “No Deal”, ossia senza accordi con l’Unione Europea. Se ciò accadesse, i mercati finanziari potrebbero uscirne con le ossa rotte.

Rispetto alle precedenti previsioni dell’FMI rilasciate nel mese di ottobre, l’economia globale dovrebbe crescere del 3,5% nel 2019 (0,2 punti percentuali in meno) e del 3,6% nel 2020 (0,1 in meno). Queste nuove previsioni, rilasciate alla vigilia del raduno in questa settimana dei leader mondiali e dei dirigenti d’azienda nella stazione sciistica svizzera di Davos, hanno l’intento di spingere i responsabili politici ad elaborare nuovi piani per affrontare la fine della solida crescita globale.

Lo spettro di una recessione globale alimenta paure e condiziona i mercati. A stemperare gli animi, ci ha pensato Christine Lagarde, amministratore delegato del FMI: “Non possiamo negare che un rallentamento economico globale si traduca in maggiori rischi. Ma parlare di recessione economica appare prematuro e inesatto. Ciononostante, i leader politici sono chiamati ad affrontare una crescita più lenta del previsto”.

Queste stime, che hanno riguardato anche e soprattutto l’Italia, hanno scatenato l’ira e le critiche del governo in carica: da Di Maio a Salvini fino al ministro dell’Economia Giovanni Tria, tutto il governo non ha preso affatto seriamente gli allarmi lanciati dal Fondo, ma anzi, questa occasione è stata sfruttata dall’esecutivo proprio per continuare a cavalcare l’onda del sovranismo. Un’onda che si sta diffondendo sempre più e che sta trascinando dietro di sé sempre più incertezze.