Tito Boeri continua a rimanere critico verso Quota 100, la riforma pensionistica su cui il governo ha speso parecchie energie e delapidato molte risorse. In un’intervista a La Stampa, il presidente dell’Inps ha dichiarato: “L’Inps non va commissariata anche perché non c’è ragione per farlo: non ci sono problemi di funzionamento né fatti gravi. Qualora accadesse, sarebbe un modo per esautorare il Parlamento che ha un ruolo determinante nell’iter di nomina”.

Dopo di che, proprio su Quota 100, ha affermato: “Dobbiamo ancora finire di valutare il decreto nel suo complesso, ma c’è il rischio che non venga rispettato il tetto di spesa. E le tasse sono destinate a salire. La durata triennale potrebbe indurre ad anticipare le uscite dal lavoro specialmente nel mercato privato, e il divieto di cumulo di per sé è pure sbagliato: finirà semplicemente per aumentare il lavoro nero”.

Insomma, Quota 100 è sbagliata nel merito e rischia anche di creare dei problemi dal punto di vista dei conti pubblici. Dopotutto, già solo per poterla introdurre si sono alzate tasse e deficit, e l’amara sorpresa è che neppure questo sforzo potrebbe bastare: le risorse infatti continuerebbero a non essere sufficienti.

Sul blocco delle indicizzazioni e sul taglio delle pensioni d’oro, invece, Boeri ha detto: “Se tutto va per il verso giusto, il taglio delle pensioni più alte sarà operativo da marzo, mentre il blocco delle indicizzazioni da aprile. Ciò significa che la prima decurtazione sarà più alta perché accorperà tre mesi. Trovo incredibile – ha aggiunto – che mentre si dice di voler eliminare la legge Fornero si introduca fondamentalmente lo stesso meccanismo che inizialmente generò i maggiori risparmi”.

Boeri, poi, ha bocciato anche il reddito di cittadinanza: “In quel testo ci sono diverse incongruenze. Al Sud il 43% non arriva ai 9.360 euro promessi dal reddito di cittadinanza. Ciò significa che quasi un giovane su due, al Sud, potrà decidere di smettere di lavorare o di continuare a lavorare in nero per ottenere comunque il sussidio”. Inoltre il reddito di cittadinanza “penalizza le famiglie numerose, perché una famiglia con tre figli prende il doppio di un single, e una famiglia con cinque figli lo stesso. Non si doveva dare una mano alla genitorialità?”.