Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare dei chiarimenti in merito al funzionamento del tanto sbandierato reddito di cittadinanza. Dopotutto questa riforma si preannuncia come una delle più complesse degli ultimi anni, anche perché gli elementi che entrano in campo sono molti, anzi, forse sono persino di più rispetto a quelli che ci si poteva immaginare.

Anche perché per far funzionare bene questo strumento bisogna innanzitutto deciderne una volta per tutti i criteri di attribuzione, ma provvedere anche al censimento degli aventi diritto, alla preparazione del sito e della applicazione, alla riforma dei centri per l’impiego, ai percorsi di formazione da mettere in campo, al ruolo da attribuire ai navigator, e così via. Ad ogni modo i tecnici del ministero del Lavoro hanno delineato un primo percorso scandito in sei tappe che, a scanso di eventuali cambiamenti, dovrebbe accompagnare le persone verso l’ottenimento del reddito di cittadinanza.

I primi tre step prevedono l’invio della domanda a Poste Italiane, l’attesa di una risposta da parte dell’Inps (dopo apposita verifica dei requisiti) e, in via eventuale, il rilascio della card presso gli uffici postali. Portati a compimento questi primi tre passi, si aprirebbero altri tre scenari.

In primo luogo, il soggetto, entro 30 giorni dal rilascio della card, potrebbe doversi recare presso un centro per l’impiego o un’agenzia interinale per stipulare il “patto di lavoro”. Nel caso di soggetti svantaggiati o di soggetti affetti da problematiche di disagio sociale, invece, pare sia prevista la sottoscrizione di un “patto di inclusione sociale” che prevede il coinvolgimento presso comuni e servizi sociali (cosa già prevista dall’attuale Reddito di inclusione).

In alternativa ai precedenti due scenari, nel terzo scenario i datori di lavoro potrebbero comunicare eventuali posti vacanti nei loro organici e, assumendo un soggetto che beneficia del reddito di cittadinanza, potrebbero vedersi riconoscere uno sgravio contributivo compreso tra le 5 e le 18 mensilità.