Dal 1 gennaio 2019 pagare le tasse in ritardo costerà molto di più, quasi il triplo rispetto ad oggi. A stabilirlo un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze secondo cui gli interessi che il contribuente sarebbe tenuto a versare allo Stato in virtù del ritardato pagamento di un determinato debito saliranno dallo 0,3% allo 0,8%.

Questo non è neanche il primo aumento, perché già lo scorso anno gli interessi legali erano stati fatti salire dallo 0,1% allo 0,3%, il che significa che nel giro di poco più di un anno si è passati dallo 0,1% allo 0,8%. Ma come si tradurrà tutto ciò?

Per esempio diventerà più caro il ravvedimento per quanti non hanno versato le tasse sulla casa entro il 17 dicembre. Rincari sono anche previsti per i ritardatari della pace fiscale, e così via. La maggiorazione dello 0,5% si pagherà in molti casi, come nel caso di verbali di constatazione, chiusura di liti pendenti e nel caso della definizione degli atti del procedimento di accertamento.

Il ministro dell’Economia, si sottolinea nel provvedimento, ha la facoltà di modificare questa misura in relazione al rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore all’anno e tenuto conto del tasso di inflazione rilevato nel corso dell’anno.

Se si considera che il carovita è rimasto fondamentalmente invariato rispetto allo scorso anno, a provocare l’aumento del tasso degli interessi legali risulta essere stato senza ombra di dubbio l’aumento dei rendimenti dei Bot, che a sua volta è la diretta conseguenza del rialzo dello spread a cui stiamo nuovamente assistendo da quando si è insediato il nuovo governo. Insomma, questo è un altro chiaro ed ennesimo esempio di come un aumento dello spread alla fine si ripercuota eccome sulle tasche degli italiani.