Quanto peso politico in Europa ha la protesta dei gilet gialli in Francia? Sicuramente tanta, considerando l’enorme considerazione che ha il paese e Macron nei corridoi di Bruxelles. Adesso, dopo la resa del giovane presidente transalpino, le cose potrebbe virare verso direzioni inaspettate.

A cavalcare quest’onda umana che, pacificamente e non, ha costretto il governo francese a piegarsi al volere del popolo, c’è quello italiano. Ma non nel modo in cui molti possano pensare. In un certo senso, il premier Conte e i vari ministri si sono posti come “argine” affinché una simile ondata di protesta non inizi a diffondersi nelle piazze principali del paese italico.

All’indomani del discorso televisivo di Macron, è iniziata la corsa tra pentastellati e leghisti su chi dovrebbe soffiare per primo su questo vento impetuoso proveniente d’oltralpe. Qualcuno, come Stefano Buffagni, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, spera che una tale protesta non arrivi negli altri Stati membri dell’UE. “Macron ha fatto retromarcia”, ha dichiarato, “promettendo quel reddito di cittadinanza che noi proponiamo e da molti aspramente criticato”.

Non si è fatta attendere la risposta di Luigi Di Maio, il quale ha affermato che “nella nostra Legge di Bilancio ci sono rivendicazioni proprie dei gilet gialli”. Alla domanda se queste rivendicazioni del popolo francese possano influenzare la decisioni della Commissione europea, Di Maio ha risposto che “ciò che sta accadendo in Francia è la dimostrazione di come le regole europee vadano cambiate. Noi lavoriamo per gli italiani e il benessere del paese, e non vogliamo deludere la loro fiducia”.