Il governo ha depositato un pacchetto di 58 emendamenti tramite il quale si punta a modificare dei tratti salienti della manovra e, più in particolare, del progetto di riforma sulla flat tax. Tra le novità in arrivo ne spunta una che è stata ribattizzata come la norma contro i furbetti della flat tax.

Molto semplicemente tale norma prevede che vi siano delle tutele per lo Stato nei confronti di chi potrebbe abusare della tanto vociferata tassa piatta: si introducono così diversi paletti volti ad evitare abusi, come licenziamenti o uscite strumentali dal mondo del lavoro, al solo scopo di aprirsi una partita Iva e pagare meno tasse rispetto a quanto si sarebbe fatto rimanendo come lavoratori dipendenti.

Il problema della flat tax infatti è proprio questo, e cioè che riduce di molto le tasse alle partite Iva, e che le riduce così drasticamente al punto tale da rendere più conveniente lavorare come lavoratori autonomi che non come dipendenti. Il timore, quindi, è che in molti finiranno per farsi licenziare proprio per intascare più soldi, anche perché a guadagnarci sarebbero pure i datori di lavoro visto che, avendo meno dipendenti, pagherebbero meno soldi anche loro.

Per evitare tali abusi la norma introdotta prevede che la flat tax al 15% riconosciuta alle partite Iva non debba essere applicata a coloro i quali esercitino attività prevalente nei confronti di datori di lavoro con i quali lavorano o hanno lavorato nei due anni di imposta precedenti. Pertanto non ci dovrebbe più essere il vuoto normativo nel quale fino ad ora ci si sarebbe potuti infilare, e che avrebbe permesso ai dipendenti di licenziarsi e di continuare a lavorare coi loro ex datori di lavoro in qualità di liberi professionisti.

Per rendere più incisiva la cosa, il blocco vale anche per i rapporti di lavoro che erano o sono intrattenuti verso soggetti che, in maniera diretta o indiretta, siano riconducibili al vecchio datore di lavoro.