Esattamente come era stato previsto diverse settimane fa, alla fine dei fatti Quota 100 si ridimensiona fortemente rispetto a quello che era il suo impianto originario. Il governo, messo alle strette da vincoli di bilancio che sperava di non rispettare, si vedrà costretto a dover limare la tanto chiacchierata Quota 100 così da risparmiare almeno qualche miliardo dei 6,7 stanziati dalla manovra finanziaria.

In realtà questo non è il solo provvedimento che uscirà azzoppato dalla Legge di Bilancio, perché anche il reddito di cittadinanza, per esempio, non arriverà più nelle forme che il Movimento 5 Stelle aveva sbandierato in campagna elettorale.

Per quanto riguarda lo specifico caso di Quota 100, prima di tutto sembra certa una cosa, e cioè che questa misura entrerà in campo non prima della primavera (la prima finestra di accesso dovrebbe essere programmata per aprile, sempre se tutto andrà per il verso giusto).

Di conseguenza ad aprile accederanno a Quota 100 coloro i quali avranno maturato i requisiti da gennaio 2019 (ma anche chi risulterà averli maturati nei mesi precedenti). Altre due finestre dovrebbero essere fissate per luglio e ottobre 2019, mentre coloro i quali matureranno i requisiti tra ottobre e dicembre si vedranno costretti ad attendere gennaio 2020. Per quanto concerne i dipendenti pubblici, le finestre di accesso potrebbero distanziarsi l’una dall’altra non di tre, ma di sei mesi.

Un altro paletto tutt’altro che irrilevante riguarda l’impossibilità di cumulare reddito e pensioni, il che impedirà a chi sarà andato in pensione con Quota 100 di continuare a lavorare. Tale vincolo, però, varrà soltanto una volta raggiunta l’età pensionabile che normalmente darebbe diritto alla pensione di vecchiaia, ovvero 67 anni.

Ulteriori limiti riguarderanno la contribuzione, in quanto il pensionamento anticipato non terrà conto dei contributi figurativi versati dall’Inps nei periodi in cui il lavoratore ha visto interrompere o ridurre la propria attività di lavorativa (periodi nei quali non v’è dunque stato un versamento dei contributi obbligatori da parte né dell’impresa né del lavoratore).